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G8 a Genova
internet protagonista
(PubliWeb)
I siti del Genoa Social Forum, ma anche di Retelilliput, di ControilG8, di Sherwood, sono ricchi di indicazioni sulle attivita' svolte parallelamente al vertice vero e proprio, ma anche di indicazioni sulle diverse sensibilita' che coesistono nel movimento.
Internet diviene anche lo strumento di esaltazione dei segni distintivi di questo vertice di Genova. Accanto alle note zone ''rossa'' e ''gialla'', di interdizione parziale e totale, si vanno affiancando anche i colori dei manifestanti. Nero, blu, giallo e rosa caratterizzano i blocchi in cui si dividono i manifestanti e quelle che sono
probabilmente le loro intenzioni. Il nero contraddistingue
le frange anarchiche e gli autonomi vicini ai centro sociali
piu' temibili, che hanno espresso l'intenzione di non
rispettare le delimitazioni assegnate alle manifestazioni.
Il blocco blu individua l'area dei centri sociali in
dissenso rispetto alle tute bianche ritenute eccessivamente
''dialogiche'' con le istituzioni. Il blocco giallo e'
rappresentativo dei gruppi sociali autogestiti pronti alla
disobbedienza civile e ad azioni emblematiche, il blocco
rosa raccoglie l'area del Genoa Social Forum, coloro che
intendono dissentire ma senza violenza. L'ovvia
preoccupazione delle forze dell'ordine riguarda la possibile
saldatura tra blocco nero, blu e giallo.
Ad Internet anche il ruolo di rendere noti i ''bersagli'' della contestazione ma, anche, i profeti della lotta, come la giornalista canadese Naomi Klein, il cui libro ''No logo'', e' diventata una sorta di Bibbia per i manifestanti.
Infine Internet come strumento di attacco, attraverso l'opera degli hacker che, molto attivi nei giorni del vertice, hanno messo in allarme le strutture informatiche delle multinazionali e delle principali fonti d'informazione.
Coloro che hanno subito danni durante le manifestazioni potranno utilizzare questo modulo per la richiesta del risarcimento.
Da parte nostra ci piacerebbe immaginare la globalizzazione come strumento in grado di migliorare la qualità del nostro pianeta, un mezzo per facilitare lo sviluppo ed aiutare i paesi poveri.
Il timore è però quello di svegliarci tra venti anni e scoprire che la globalizzazione è servita solo a far aprire un nuovo McDonald's nelle Galapagos o a vendere più Coca-cola nel Burundi.
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