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Il Dinosauro Italiano
si chiama Antonio ma è una femmina


(PubliWeb) La presentazione in anteprima assoluta alla stampa nella giornata di giovedì 14 dicembre nella sala Franco della Soprintendenza di Trieste (piazza Libertà, 7) il dinosauro Antonio, il più grande e completo rettile preistorico mai ritrovato in Italia, esposto al pubblico da venerdì 15 a sabato 23 dicembre.
Le prime tracce di fossili simili ad Antonio, com'è stato affettuosamente ribattezzato il dinosauro, erano state rinvenute negli anni Ottanta in località Villaggio del Pescatore, presso Trieste, da due appassionati cercatori che intuirono subito di avere a che fare con ritrovamenti importanti. Nel 1992 cominciano le prime campagne di scavo culminate nel 1996 con l'estrazione delle due zampe anteriori del dinosauro.
Solo successivamente a questo recupero, con l'inizio degli scavi in profondità, emerse chiaramente l'entità della scoperta: ci si trovava di fronte ai resti fossili dell'intero rettile preistorico che, per di più, presentava un eccezionale stato di conservazione. Un avvenimento di importanza tale da relegare in secondo piano perfino "Ciro", il piccolo dinosauro rinvenuto sempre su suolo italiano.
Estratto definitivamente dalla roccia solo recentemente, Antonio in questi anni è stato studiato e analizzato dai migliori paleontologi del mondo, ma le più importanti notizie sull'enorme rettile preistorico arriveranno proprio adesso, al termine di una completa ricostruzione dei resti che lo farà letteralmente rivivere a nuova vita, riportandoci indietro di circa ottanta milioni di anni.
Ormai sappiamo molte cose di lui, o meglio di lei visto che con ogni probabilità si tratta di una giovane femmina di 4 metri di lunghezza per 1,30 metri di altezza, morta a circa sei anni in una località che, al tempo, si presentava molto simile ad alcune zone della Florida attuali: una pianura costiera paludosa ricca di vegetazione anche di alto fusto, con un clima tropicale o sub-tropicale, in ogni caso più caldo dell'attuale. Antonio viveva in branco, in modo simile ad erbivori attuali quali antilopi e gnù, era sicuramente vegetariano e dal perfetto stato di conservazione del suo scheletro in connessione fisiologica, sappiamo che era fondamentalmente bipede, anche se la lunghezza degli arti anteriori fa supporre un loro uso funzionale nella locomozione.
Ma le possibilità di studio andranno decisamente oltre: si ipotizza già un esame delle cellule per verificare se si è conservato il DNA, ed è praticamente assodato che si tratta di un nuovo genere ed una nuova specie di adrosauro, il dinosauro dal becco ad anatra.
Dall'inizio degli anni Novanta di Antonio si sono occupati la Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, archeologici, artistici e storici del Friuli Venezia Giulia, territorialmente competente per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Museo Civico di Storia Naturale, l'Università degli Studi di Trieste e anche soggetti privati come la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste, che ha consentito di portare a compimento alcune fasi finali dei lavori di estrazione del dinosauro, delicato incarico affidato alla Stoneage di Trieste, gruppo da anni impegnato nel recupero e nella ricostruzione di resti fossili in tutto il mondo.
E proprio la Stoneage ha dovuto sperimentare con Antonio nuove e inedite tecniche nel campo dello scavo e della preparazione del fossile, considerato che l'enorme scheletro si trovava compresso in un blocco di quasi 2 metri cubi di roccia, per un peso complessivo di circa 5 tonnellate. Per far riaffiorare l'esemplare sono stati utilizzati, oltre ai più sofisticati mezzi meccanici sul terreno, procedure chimiche di laboratorio dedicate letteralmente allo "scioglimento" di questi enormi blocchi di pietra e al raggiungimento degli strati più vicini al fossile: una pratica molto complessa che ha richiesto svariati anni di lavoro. Lo scavo del dinosauro ha visto varie fasi di lavoro: dalla rimozione delle zampe anteriori affioranti in superficie si è passati allo sbancamento di circa 300 metri cubi di materiale roccioso e al prelevamento del blocco principale contenente gran parte dell'animale, fatto salvo per la coda e l'apice del cranio, racchiusi in due masse a parte.
Lo scheletro si compone dunque di sei blocchi distinti di diverse misure che in occasione del grande evento della presentazione dell'intero scheletro di Antonio, saranno assemblati per la prima volta.
Esposizione presso la sala Franco del Palazzo della Soprintendenza, in piazza Libertà 7 a Trieste da venerdì 15 fino a sabato 23 dicembre, orari: feriali 8.30-17.30, sabato e festivi 9.30-19.30. Per informazioni: 040.301535

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