Sito choc
bambini in vendita
(PubliWeb)
A surriscaldare l'ultima afosa estate internet del millennio, oltre all'eclisse, c'è lo scoop pubblicato dal quotidiano dei vescovi "Avvenire" sul sito nel quale vengono catalogati bambini romeni che i genitori destinerebbero all'adozione in cambio di denaro.
A tal proposito sorge spontanea una riflessione su come i media possano facilmente rappresentare un'immagine della realtà che loro stessi hanno creato.
Qualche anno fa girarono il mondo fotografie di un uccello soffocato dal petrolio scaricato dai pozzi iracheni. Si seppe in seguito che per realizzare lo scoop alcuni giornalisti affogarono nell'oro nero diversi pennuti che vivevano ben lontani dal petrolio. Ebbene la facilità con la quale chiunque può realizzare uno scoop su Internet dovrebbe far riflettere sulla veridicità di queste notizie estive.
Un qualsiasi giornalista potrebbe con un minimo di spesa, realizzare un sito choc e poi fingere di averlo casualmente trovato in rete.
Ne avrebbe certamente un buon ritorno economico.
Ma allora come distinguere un falso scoop da uno vero?
Come già detto su Internet chiunque può con un minimo di spesa realizzare un sito, quello che invece è più complesso è dargli visibilità, ovvero fare in modo che molta gente venga a sapere che esiste e che quindi poi ne legga i contenuti.
Mi spiego meglio; Se un disperato decidesse di scrivere a penna in una toilette molto frequentata l'annuncio "vendo un rene" non finirebbe certamente in prima pagina, eppure il suo messaggio verrebbe letto da almeno un migliaio di persone; Se al contrario pubblicasse lo stesso messaggio su Internet magari verrebbe letto da soltanto 10 persone (media mensile siti non prof.) eppure "farebbe notizia" e diventerebbe argomento da prima pagina, da apertura dei TG e da inchieste della magistratura.
Ebbene quando vengono pubblicate notizie di questo genere le redazioni di periodici e quotidiani online si mettono alla ricerca di questi siti choc, ma quasi sempre senza ottenere risultati. Ora risulta difficile credere che una coppia di sprovveduti aspiranti genitori in cerca di un bimbo da adottare abbia maggiori capacità di trovare su internet quello che centinaia di attenti professionisti della rete impegnati in otto ore di connessione giornaliera, oppure gli organismi competenti di diversi stati, non sono in grado di trovare.
Impariamo a diffidare, dunque, degli scoop quando risulta possibile che a crearli e pubblicarli possa essere la stessa persona.
Il sito con organi di Bambini in vendita
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