il male e l'indfferenza da: Marianna 13 Marzo - 12:14
All’inizio è stato come ritrovarsi improvvisamente nel mare in burrasca, in mezzo alle onde altissime che ti inghiottivano: ho provato l’angoscia della morte, la disperazione per il distacco dalle persone care, il rimpianto per ciò che non avevo potuto realizzare, il rimorso per non aver fatto tutto quello che avrei dovuto, la rabbia..... perché proprio a me?...
Poi, come un naufrago nella tempesta, per restare a galla, mi sono aggrappata agli scogli: la fede in Dio, i miei familiari, le amiche, le colleghe, i medici dell’ospedale, le "compagne di sventura".
Così ho iniziato a lottare, ma non è stato facile vincere la paura che mi serrava lo stomaco.
E’ stato un viaggio lungo e faticoso: l’operazione, la riabilitazione del braccio, la radioterapia, la chemioterapia...
Strada facendo, quel mare che all’inizio mi era apparso così buio e minaccioso, si è calmato e, a poco a poco, ha ripreso il suo bellissimo colore verde-azzurro.
Col passare del tempo, io ho riacquistato la serenità, la speranza, il piacere per le piccole cose, per il lavoro, per il tempo passato con gli altri e per gli altri.
La mia è stata un’esperienza dolorosa, ma non negativa: mi ha fatto maturare (si può maturare anche a 40 anni!) di riscoprire i valori della preghiera, dell’amicizia, della famiglia.
In fondo in fondo, come dice il proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere!
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