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Rubriche Publiweb :  La voce ai lettori

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La questione tecnica


(Publiweb) - La domanda è sempre la stessa: è giusto scindere la tecnica dall'aspetto musicale nella fase di studio di un brano?
Possedere una tavolozza di possibilità tecniche che ci permettano di affrontare brani di diverso spessore e difficoltà è cosa fondamentale, ma fare la conoscenza di un brano esclusivamente "a studio" e "mettere i colori" dopo, come troppo spesso ho avuto modo di ascoltare dalle parole di allievi nonché di illustri Maestri, è segno di cronica incompetenza.
Fare la pura tecnica quotidiana è necessario ma attenzione, perché la nostra mano si abitua presto. Un processo di assuefazione è sempre dietro ogni abitudine, che pertanto diventa vizio.
Molte volte ho ascoltato pianisti eseguire scale a velocità estrema ma seriamente impacciati melle scale di Mozart, Beethoven o Chopin. La tecnica deve essere varia e cambiata settimanalmente attraverso l'interessamento ad aspetti diversi della stessa e dei relativi atteggiamenti muscolari, senza atrofizzarsi per anni facendo metodo di quel poco che conosciamo.
Le scale ad esempio sono un aspetto, una parte della tecnica, non la tecnica in assoluto, pertanto non è detto che bisogna farle tutti i giorni.
La conoscenza di un brano richiede alcuni approcci fondamentali per uno studio successivo chiaro e delineato.
Alcune indicazioni:
1) Cercare da subito una lettura a mani unite, sottotempo (ma non troppo) con relativi pedali, dinamiche e fraseggi scritti nel testo.
2)Non leggere a mani separate quindi, e non apportare modifiche alla diteggiatura del compositore e/o del revisore se non quando il brano o frasi dello stesso possono essere eseguiti a tempo.
3) Non usare il metronomo nella fase di lettura o acceleramento dell'esecuzione.
I perchè:
la lettura completa e immediata ci consente di capire cosa dobbiamo fare;
la "cosa" genera il "come" che risolve la "cosa". Lo stesso brano (la cosa) ci darà le indicazioni su come studiarlo e questo ci avvicina all'esecuzione più possibile dello stesso. Spesso nello studio iniziale e lento del brano si è soliti apportare modifiche alla diteggiatura ascrivento quella a noi più congeniale. Ma se non conosciamo l'entità del brano, la velocità e la tensione in cui volge, queste modifiche saranno vane. Spesso apportiamo diteggiature pensando ad un'esecuzione errata di quel brano con interpretazioni virtuosistiche dove non richiesto, velocità eccessive in luogo di frasi di distensione e non di tensione, di forzati sacrifici in luogo di comodità e agio. Spesso accade il contrario. Quanto al metronomo;
non è un oggetto miracoloso che da impacciati ci trasforma in virtuosi con lo scalare delle tacche , ma va usato in senso opposto; cioè imporci un tempo sostenuto nelle fasi concitate dove troppo spesso si perde chiarezza ed espressività, oltre che lucidità. Bisogna imparare anche ad ignorarlo quando ad esempio è indicato un "rallentando", lasciando e riprendendo la sua scansione quando si torna al
"Tempo I", nonostante continui a scandire freddamente i suoi battiti. In ogni caso il metronomo non ci insegna ad andare a tempo, quest'ultimo è insito nella nostra natura.
Ma ne riparleremo nella prossima puntata, non ho più spazio.



Pianoforum Rubrica a cura di Massimo Severino