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Rubriche Publiweb :  La voce ai lettori

Ricordando l'Olanda del Mundial "78
Zoff...ad occhi aperti!!!


(PUBLIWEB)
Dino Zoff, furlan dal cuor di ghiaccio: eccoti servita calda l’Olanda il dì 29 giugno festa di San Pietro e Paolo. L’Olanda degli sfracelli sugli Yugo che ha messo in bacheca un SuperKluivert, cioccolatino dal fisico possente che infila con “savoir faire” dolce e squassante. L’Olanda che rinfocola nei nervi saldi del conducator azzurro ben altri fantasmi. Era il “78 in Argentina e l’Italia di Bearzot stava sciorinando gioco d’alto bordo con due talenti appena sfornati, Antonio Cabrini detto “il bello” terzino fluidificante lombardo trapiantato in staff Juventus e Pablito Rossi rinominato “el nino de oro”. Con loro due in pista, l’Italia spopolava e si prenotava un trionfo quattr’anni dopo al Mundial spagnolo. Sfilavano poi gemellate le due pipe celebri di Enzo Bearzot e Sandro Pertini ed erano urli di gioia e feste per tutto il Belpaese. Ma nel ’78, anno secondo prima del Totonero che ci rase al suolo la dignità nazionale ancora nel football pulito e guerriero ci si credeva in tanti. E l’Olanda che non aveva più Cruyff provava a rifarsi della grande beffa consumata a suo danno dalla Germania di Franz Kaiser. S’incontravano per un posto al sole in finalissima nella terra dei gringos Olanda e Italia e Bearzot fiutava vittoria dopo il harakiri firmato Brandts. Già Francia, Austria ed Argentina ci avevano assaggiato, baldi com’eravamo. Finale sarà. Ma Zoff il glaciale custode di una difesa a prova di bomba aveva problemi agli occhi.
In quanti riuscirono a ripeterglielo in quella calda estate ormai quasi Flinstoniana?? In troppi. Zoff, mettiti gli occhiali. Zoff, procurati un para-sole. L’Olanda si rifaceva sotto e Brandts che s’era macchiato di autogol tentava il colpaccio da gran distanza. Bella botta. Ma un portierone tosto e navigato come lui, cresciuto in scuola udinese e poi divenuto punto fermo nella Juve padrona degli anni 70, dove aveva la testa? Si lasciò impallinare. E poi arrivò Haan, grande fisico e grande castagna. E azzeccò il secondo colpo vincente tanto da lungi che il tempo per capire traiettoria e violenza d’intenti, c’era. Per Dino, il Dinosauro azzurro non ci fu.
Ci ritrovammo a giocarci il terzo posto col Brasile, con altre due pappine a piegarci le gambe. Non fu gloria neanche quella volta per l’Olanda perché in finale c’era l’Argentina che menava la danza casalinga e il gran general Videla dictator giù preannunciato l’avea. Null’altri se non Kempes sugli scudi. Argentina fu. Rieccola l’Olanda. L’Olanda sfavillante di Patrick Kluivert e Bergkamp e soprattutto Zenden ed Overmars il folletto che ci voleva nel team di Frankie Rjikaard, il duro gemello di Gullitt e Van Basten in un Milan da tripudi europei. Zoff nella sua Italia ci giura. Non è mediocre, non è da sufficiente scarso. Ha Totti che sfonda e Inzaghi che svaria e punge e poi Nesta tiene la guardia da cerbero e gli altri fanno diga e pressano. Toldo in porta sta. Come un tempo lui fiero Carondimonio con gli occhi di bragia che non perde mai il self-control neanche al momento del gol e al massimo esulta composto alzandosi dalla panca. Zoff ricorda anche l’Olanda che nel 20 novembre anno 1974 ci diede lezione di gran calcio a Rotterdam quando ancora Johan Cruyff estraeva football geniale dal suo cilindro magico e Rensenbrink gli saettava al fianco ed era il team orange che diede lezioni di calcio nuovo nuovissimo inimmaginabile. L’Olanda dei Rep e dei Krol, dei neeskens e del calcio totale che sfoggiava il suo estro sgargiante e atletismo plagiante a tuttocampo sull’universo mondiale e peccato che le mancasse sempre il colpo mancino conclusivo per vestirsi d’immenso.
L’Olanda che oggi vorrebbe ripetere il trionfo già vissuto all’europeo e fa la padrona di casa e affresca tutto lo stadio con la sua pittoresca fantasia di colori ed anche sul verdeprato è più picaresca e diabolica d’un technicolor3D con effetti speciali e quando già proprio il suo profeta Cruyff l’aveva data per stella frantumata, ha rimesso il turbo nel motore e sui è ripresa lo scettro di gran favorita. L’Italia dovrà avere occhi per tutto nel match di giovedì. E Dino Zoff, se la memoria non lo tradisce, dovrà tenere a mente quella troppo calda estate argentina che gli guastò la reputazione di fiero e vigile arcigno silenzioso duro granitico furlan potente dominatore della retroguardia azzurra.
L’Olanda è quasi a un soffio dal trionfo. Se gli azzurri non la contrastano con autentica lungimiranza e intelligenza, solo la Francia di Zidane & C può visto che Raul il malaugurato rigorista dal piede decentrato dal dischetto ha eliminato la sua Spagna dal grande sogno. Attento Zoff perché la regola del corso e ricorso vangelicata da GB Vico è sempre di moda ed anche Hegel non ha predicato invano e c’è forse ancora posto per il terzo mistero di Fatima visto che per gli aficionados dell’apokalisse l’ultima annunciazione è stata illusoria. E stavolta l’Olanda non viene da tanto lontano ed proprio col Belgio è nazione organizzante, contiene nel suo grande ventre Amsterdam, piccola Venezia venerata da giovani di tutto il mondo e sul tappeto verde sciorina droghe fascinose ed ammaliante dipingendo arabeschi allucinati e sciabolando insidie sottoporta. E Boskov fiero slavo ancora piange.
Ad occhi aperti, Zoff. Stavolta l’insidia non arriva tanto da lontano. Ma può gelare anche il tuo conclamato sangue freddo.



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