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Rubriche Publiweb :  La voce ai lettori

Vanessa Redgrave, sangue d'Albione
Un "Prospero" che qui da noi scatenerebbe incendi


(PUBLIWEB)
E poi dici che non ti viene naturale nascere e crescere “esterofilo”. Qui in Italia si discute su World Gay Pride e Giubileo e diritti alle coppie di fatto ed in Inghilterra Vanessa Redgrave al “Globe” fa “Prospero” nella “Tempesta” di Shakespeare. Qualcuno si domanderà che “link” ci sia fra le due situazioni. Beh, abituiamoci a viaggiare un po’ e tirare l’elastico della nostra mente. Ammettiamo il confine ristretto della nostra educazione piccolo-borghese e permeata di un sottilissimo bigottismo di fondo che nessuna evoluzione tecnologica o scientifica ci leverà mai.. Non penseremo davvero di esser diventati emancipati solo perché ci lanciamo in trapianti o in operazioni d’alto bordo come quella che il professor Marcelletti ha voluto fortemente voluto con le due siamesi peruviane?
In Inghilterra, malgrado la Maestà Sovrana di Elizabeth the Queen si continua a remare controvento e l’estro ribelle vegeta e s’inoltra senza angosce in territori apparentemente pericolosi. Vanessa, la “signora Rossa” ,impegnata da tempo per sua natura ed indole, ancora bella e vibrante malgrado l’età non più tenera, pianta la sua impronta decisa anche su questo palco di vita e filosofia esistenziale. Giura che il fisico, l’altezza, la voce, il piglio autoritario e determinato sono suoi e poi dalle loro parti, terra d’Albione il “cross dressing” (cambio d’identità) è di casa. E in tante hanno vestito i panni di personaggi “androgini”. Fra le colleghe, cita Fiona Shaw o Kathryn Hunter che hanno interrpetato Riccardo II o Re Lear o Frances de la Tour che ha fatto Amleto. E’ stata lei stessa a 24 anni Rosalind che si vestiva da uomo per sbarcare il lunario in “As you like it”. Teatro è capacità camaleontica di muoversi in più ruoli. Fa sorridere pensare come in Inghilterra venga dichiarato naturale il “cambio d’identità” che qui da noi dovrebbe essere di casa. Non siamo noi i maestri del “gioco delle tre carte” e non è nato in Italia Luigi Pirandello di “Uno nessuno centomila”? Et non ha attecchito nel Belpaese all’istante la moda delle chat dove ci si nasconde e si può immaginare di essere chi si vuole? Eppure, è sempre dall’estero che giumgono gli esempi più eclatanti. E Julie Andrews fu Victor e Victoria e Barbra Streisand è stata Yentl. Il travestitismo è splendida totalità di animus&anima. E’ potenza psichica e scenica. Non pone confini alla fantasia e alla prepotenza interpretativa.
Si parla di “provincialismo” nel cinema italiano. Il teatro ogni tanto sfodera qualche guizzo. Ma siamo forse ancora troppo legati alla tradizione della “roba”, tutti lì a zappare il nostro orticello, con il gruzzoletto nascosto sotto il materasso, incapaci di grandi gesti plateali o anticonvenzionali. Ci conserviamo per le sceneggiate politiche, i quizettoni televisivi, i serial di estrazione banale e casareccia. Non riusciamo più ad inventare nulla neanche in musica se è vero che inutilmente tentiamo di rifare il verso ai miti d’oltrecortina e, quando c’è un Sanremo, dopo un paio di mesi finisce nel dimenticatoio perché in realtà poco o nulla ha cambiato nell’universo dello show. L’Italia sta giocando il suo ruolo europeo anche dignitosamente, se è possibile, ma da un popolo di eroi santi navigatori e poeti si dovrebbe pretendere di più a livello puramente creativo.
Dov’è in Italia la Vanessa della situazione? Cosa c’è nel teatro (o nel cinema, o nella musica) italiana d’equivalente? Perché da noi si teme sempre di varcare le colonne d’Ercole e ci si stringe alle radici etniche come temendo di staccarsene, spaventati all’idea di provare per primi a giocare un ruolo scomodo o rischioso? Siamo davvero tutti così bloccati dal background provinciale, legati all’assenso del villaggio, timorosi di venir additati come “eversivi” o “clowneschi”, incapaci di mascherarci se non a Carnevale?? Ci azzardiamo a vestirci in modo stravagante solo se, con estrema chiarezza, la moda dell’anno lo prevede. Altrimenti, è tutto un pullulare anche di giovani aspiranti yuppies che strabuzza gli occhi a vedere una donna che non sia strettamente in mini o in tailleur o con pantaloni attillati e maglietta idem. Alla base di tutto questo, ci sono ignoranza e presunzione. Cultura da bar e retrogusto borgocentrico devastante. Vanessa , fosse nata fra noi,avrebbe avuto i suoi problemi a diventare lo shakesperiano Prospero e sicuramente anche Sarah Bernhardt che a suo tempo fu Amleto non sarebbe andata fino in fondo.
Prendetelo pure per uno sfogo di una “folle esterofila” a cui i “tic” nazionalisti stanno stretti (ma meditate su come il calcio da noi sia ormai alla mercè degli stranieri, non sempre campioni, per l’ennesima volta e poi ai campionati mondiali e non, il team azzurro con i propri assi scivoli spesso in grosse delusioni e manchi un tocco di genialità proprio nel Paese che ha dato a suo tempo i natali a illustri autori ed istrioni), ma per l’ennesima volta, scelgo il mondo anglosassone che in letteratura, spettacolo e stile di vita riesce sempre a dire e dare qualcosa di più, superando i provincialismi. E fa niente se nel reame si chiacchiera a sproposito sugli amori dei principi ed in America si vive solo a colpi di kolossal finti, effetti speciali e scandali. C’è atmosfera di ribellione ancora viva. Qui da noi, i fuochi sembrano tutti spenti. E non si accenderanno mai i riflettori del Globe. E’ troppo per gli occhi della nostra mente. Ci accecherebbero tutti.


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