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Rubriche Publiweb :  La voce ai lettori

Ciao, Donna Soul......
Ricordando Mia Martini cinque anni dopo


(PUBLIWEB)
Improvvisamente un 12 maggio venerdì come quest’anno in terra ci fu un impercettibile break di tensione. Ma la gente, invischiata nel farraginoso tran-tran fra scioperi dei mezzi pubblici e condizioni meteo sballate, neppure se n’accorse. Ed il cielo si ritrovò di colpo una stella in più. Se n’era andata senz'avvisare Mia Martini, per gli amici Mimì, “Donna Soul” per chi è riuscita a coglierne la rabbia prepotente di chi trova nella musica la sua squassante valvola di sfogo e comunicazione col mondo. Cinque anni fa. Per ricordarla, ReteQuattro darà venerdì notte alle 0,30 e domenica sera alle 23,10 due special di Paolo Piccioli (che ogni anno celebra degnamente la nostra splendida interprete di razza) dal titolo “Mimì sarà”, spezzoni doc con zero chiacchiere inutili, niente “sweet memories” tipo fiction, documenti e musica a parlare al posto di poco credibili speakers. Venerdì 19 alle 1,00 si va con la replica del vecchio special ”Chiamatemi Mimì”. Sempre su Retequattro. Per l’occasione la S4 (ex RTI, distribuita dalla Sony) varerà il progetto dallo stesso titolo “Mimì sarà” che porta su CD vari pezzi napoletani, “Luna Rossa”, duetti con Murolo e Gragnagniello, “Dimmi” (“cover” di “Dreaming”, retro del 45 giri “Vola” del ’78) e l’inedito “In una notte così”. Uscirà anche il CD singolo realizzato da Italo Gnocchi (etichetta On sale) in 1.000 copie, tiratura limitata per collezionisti contenente “Coriandoli spenti e “L’argomento dell’amore”, due incisioni del ’70 prima dell’exploit alla RCA con “Padre davvero” che propongono una Mia Martini in “surplace”, non più acerba ragazzina ye-ye ma neppure già belva con quella forza d’urto che le permise di sfondare nel ’71 con la censuratissima, prorompente e anticonformista “Padre davvero” di Pintucci e De Sanctis.Per ricordarla alla chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma si celebrerà come ogni anno martedì 16 maggio alle 18,30 una Messa.
Mia Martini se n’è andata quel 12 maggio forse per rabbia o dispetto, forse per esasperazione o desiderio di beffare il destino. Resta il mistero anche se le perizie hanno parlato di droga e un biglietto tragico con la sua firma lasciato sotto un fax ha fatto ipotizzare il suicidio. In tanti hanno recitato il “Mea culpa” ma, passato il momento cruciale dell’estremo addio fra litigi e gran spreco di autografi da parte dei vip, in molti si sono defilati. Mia è rimasta “icona” dei tanti suoi fans sparpagliati per l’Italia, alcuni timidi e custodi vigili del proprio amore per lei, altri più audaci, assetati nell’accaparrarsi suoi video rari e dar la caccia ai “feticci” che c’erano quel maledetto venerdì nel suo appartamento. Come se un DAT o un suo pacchetto di sigarette restituisse al mondo della musica quella magìa che le performances “live” di Mia riuscivano a creare. E ad ogni Sanremo e Festivalbar rivive il mito della “Grande Assente” (almeno il titolo, Renato Zero l’ha indovinato) e ci si accorge di quanto l’universo discografico ha perso con lei. Mia paga lo scotto di esser stata italiana ed appartenere ad un immaginario ristretto e omologato. Per Freddie Mercury, Hendrix e Jim Morrison si sono costruiti piedistalli da Idolo. Per degnarsi di nominare lei a cui è stato intitolato un premio della Critica a Sanremo, bisogna ricevere potentissimi input e lettere di proteste. Show must go on.
Mia è rimasta affidata ad un gruppo sparuto di giovani fans che di lei conoscono solo gli aspetti più recenti, dal Sanremo 89 in poi. La Mia vera e furibonda che spaccava tutto e distruggeva con uno sguardo assassino, la Mia anni 70 che stravinceva e radeva al suolo rivali e si guadagnava tutte le copertine dei rotocalchi, quasi nessuno sa chi è stata. Neppure l’autore della sua biografia ufficiale ( “la migliore” dice il mensile per collezionisti “Raro”. Beh, è facile essere migliori, se si è unici. Altre biografie non ce ne sono in circolazione. “Mia Forever” è un romanzo liberamente ispirato a lei, dedicato a chi sa apprezzare l’amore sanguigno e visionario, svincolato da schemi preconcetti. Quindi, inesorabilmente ad un’elite) ha conosciuto “quella” Mia e oltre ad un gelido elenco di aneddoti e testimonianze, non è riuscito ad andare in quel “Mio canto universale” che è comunque da tener caro come compendio di fatti, discografia, gadget, apparizioni Tv e copertine di giornali preziosissimo. Se Mia Martini fosse stata “nera” come la sua voce ringhiante e avesse fatto blues o rock a quest’ora sarebbe Leggenda. Non finirò mai di gridarlo. Se avesse avuto fans meno fragili e autolesionisti, perdenti spesso quanto quell’immagine falsata che i media e l’odiosa vox populi ha voluto costruire, a quest’ora forse sarebbe ancora fra noi o in ogni caso sarebbe celebrata in modo ben più degno e clamoroso. Mimì, dovunque tu sia, perdona anche i tuoi fans bigotti e materialisti che s’azzuffano per quattro stupidi oggetti.. Perdona anche quelli che indossano il tuo nome per nascondere la loro incapacità d’affrontare la vita vis-a-vis. A proposito di fans, citiamo pure Tiziana Ferretti che di Mia è sempre stata fin dal lontano ’82 un’accanita sostenitrice ed amica (l’ha seguita anche nel periodo “oscuro” dei concerti di piazza prima della rentrèe sanremese) e per lei ha creato due siti nel cosmo-web (http://members.xoom.it/Mia_Martini/ e http://space.tin.it/clubnet/qihfer/). E, al di là del ricordo, delle celebrazioni, dei memorial tribute televisivo e discografico, teniamo in mente quale rullo compressore spietato sia questo show-business che spesso cancella quel che ha macinato, con più crudeltà di un virus sterminatore di PC. Forse solo la memoria e umana ed un grande cuore possono far rivivere Mia Martini nel ricordo, aiutandosi con le sue più sferzanti e tempestose interpretazioni da “Donna sola” a “Dillo alla luna”, da “Minuetto” a “Gli uomini non cambiano” e qualche spezzone-video senza fervori celebrativi. E alzare al cielo un grido alto come un gospel. Uno di quei gospel che Lei avrebbe potuto tranquillamente cantare e la mancanza di amici e consiglieri fidati accanto gli ha impedito di incidere. Lei, unica possibile blues-woman italiana. Lei, l’indimenticabile Donna Soul.


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