Copertina | Oroscopo | CHAT | Bacheca | eMail | Notizie | Cartoline | Borsa | Ricerca | Top del mese | Telefonino | Mp3 & Midi
Buonumore | Giochi | SMS | Rubriche | Computer | Lavoro | Meteo | Mercatino | Cinema | Community | WAP | Video Musicali
Indice
@®
Publiweb

Questa rubrica è curata dai lettori di PUBLIWEB


Se desideri inviare un commento scrivilo nei forum, oppure manda un email all'autore.


Per aprire un tua rubrica clicca qui

Rubriche Publiweb :  La voce ai lettori

Mimì, the legends will never die
Mia Martini, ennesima antologia con inediti


(PUBLIWEB)
Vai unforgettable Mia con quest’antologia ormai già uscita da un bel pezzo su etichetta Sony, progetto del mai abbastanza celebrato Paolo Piccioli artefice di tanti suoi “special” dal titolo “Mimì sarà”. Vai per accontentare i tuoi tanti fans mai sazi di “souvenir”. Largo agli inediti preziosi e alle “chicche” da bacheca. Emerge la Mia Martini che dall’89 in poi riconquistò la critica ed anche il pubblico a cui sacrificò la sua autenticità, forzandosi la mano nel rendersi disponibile e ciarliera nelle interviste e nei talk-show. La Mia della svolta folk con Gragnagniello e Murolo. Vedi “O’ marenariello”, “Cu’ ‘mme” e “Te vojo bene assaje” ed anche “Luna rossa” con cui partecipò a “Viva Napoli” nel ‘94. Ascoltando questi brani, comprendi che la direzione scelta da Mia in quel preciso momento era quella di diventare la nuova Gabriella Ferri. In fondo la Ferri, assieme a Mia (me lo confidò in un’intervista che ancora conservo gelosamente) era fra i suoi artisti preferiti “al femminile” in Italia e con lei fu immortalata in uno special a metà degli anni 70 in uno show condotto da Lino Capolicchio, proprio al culmine della sua parabola ascendente. Mia poteva diventare l’Aretha Franklin italiana (se “Io straniera” e “Quest’amore vero”, inutile citare “Donna sola”) avessero trovato validi eredi ed in fondo il gospel ed il blues tradotti in chiave italica possono ricondursi al folk partenopeo. Bene così.
Decisamente OK la versioni di “Minuetto” datata ’82 e molto più “genuina” e meno artefatta di quelle seguenti ed in linea anche “E non finisce mica il cielo” ed anche “Ti regalo un sorriso” della stessa annata (concerto per la Tv svizzera, periodo Shapiro). I brani più pregevoli, certamente “Col tempo imparerò” e “Mimì sarà”, quest’ultimo firmato Francesco De Gregori che di Mia si è sempre dichiarato estimatore doc e forse con più coraggio avrebbe potuto dimostrare la sua predilezione, scrivendo direttamente per lei brani su misura perché questo “Mimì sarà” come del resto “La donna cannone” mettono in evidenza le straordinaria intensa espressività di quella che è stata il non-plus-ultra dell’universo discografico italiano, peccato che le siano mancati autori e arrangiatori complici all’altezza. Vorrei regalare la stessa esaltazione al “remake” di “Piccolo uomo” che andava molto forte nelle esibizioni Tv dell’ultima Mimì. Non ci riesco. Per me “Piccolo uomo”, come del resto “Donna sola”, “Padre davvero” e “Minuetto”, era perfetto così com’era negli anni ’70 e qualsiasi “lifting” non poteva che guastarne l’essenziale prepotenza e forza d’urto naturale da fuoco d’artificio incontestabile. Vorrei anche poter dire di “Viva l’amore” tutto il bene che Mia stessa diceva, illudendosi di aver trovato in Mimmo Cavallo l’autore giusto che a suo tempo Lauzi, Maurizio Piccoli e Maurizio Fabrizio furono nel suo periodo d’oro. Non ci riesco. L’ho sempre visto brano troppo nazionalpopolare per un’interprete di calibro potenzialmente internazionale come lei, nata all’ombra delle “cover” di Elton John, De Moraes, Serrat & C. Ed è per questo che ho salutato con un “evviva” supremo l’ingresso fra i CD di “Dimmi” (italian version di “Dreaming”, lato B di “Vola” ,anno ’78) dove la voce di Mia alla vigilia dell’intervento chirurgico che le rubò un’ottava contiene ancora libere e con licenza di uccidere le sfumature tipiche di quel timbro da turbe adolescenziali intimiste e seduttive che caratterizzò la sua affermazione nelle hit-parade. E’ il brano che mi ha colpito di più. Dai Mia, adesso già ti vedo cosa stai dicendomi, in altalena sull’ultima nuvola a destra, in una nuvola di fumo fra l’ascetico e il visionario “Piccolo critico, sei la solita folle esterofila…”
“In una notte così”, invece, l’ho sentito “giusto” per Riccardo Fogli e buono per lei solo nel “riff” che si conclude in “…non mi lasciare più”, molto struggente ed allusivo ad un addio che ha spalancato immensi baratri in chi l’ha amata davvero. Il testo non è miscelato sapientemente con la musica e Mia è un po’ sprecata. Ed il resto? Foto del maestro Harari, tutte rigorosamente last wave, “intro” di Piccioli che con acume accenna alla “interorità devastata” di Mimì ma per lui un solo appunto: “Col tempo imparerò” e “Mimì sarà” nascondono anche il desiderio inconscio di un figlio mai avuto. Ma, come dicevano i Nomadi su assist di Guccini “per fare un uomo ci voglion 20 anni, per fare un bimbo un'ora d'amor….”. E, con un minimo di buona volontà, non pensiamo che a Mia sarebbe stata negata un’impresa così ambita. E’ che ormai quella di Mimì è diventata una leggenda metropolitana ed ognuno se la consuma con gli strumenti fantasiosi o materiali che ha. Il mio amico Amedeo, produttore trapiantato oltreoceano, lui che non riesce ad ascoltare Mimì cantare brani che superino il 1979, è meglio che questo album non lo ascolti mai. Per quanto mi riguarda, mi emoziono ugualmente. La mega-compilation ideale con tre CD contenenti i brani migliori, a mio giudizio, di tutto il suo repertorio me la sono confezionata con la complicità di un mio amico inglese con foto rigorosamente anni 70 sulla custodia, fuori commercio (of course!) , intitolata “Mia Forever” e da regalare alla ristrettissima “elite” di amatori veri. Amare Mia è aspettare anche gli inediti rimasti bloccati nei forzieri BMG, sperando che scatti l’embargo come per la stupenda interpretazione di “Donna sola” a Venezia ’72 che Piccioli ci ha regalato in versione video d’epoca nell’ultimo special di maggio e proseguire i pellegrinaggi nella villa sulla Flaminia, teatro d’incontri nel periodo seventies, lasciando fiori, libri e firme siglate col pennarello su una cassetta della posta arrugginita. “The legends will never die”, le leggende non muoiono mai, abbiamo scritto lì. E’ un modo rock-mantico che somiglia a quello dei B-boys dell’aerosol-art nei sotterranei degli stazioni. Mimì sarà sempre. Avanti col prossimo disco, voi che potete.


Precedenti :

Mimì, the legends never die
Mia Martini, ennesima antologia con inediti
Gassman,Mattatore fino all'ult
Solo la Dea Nera poteva fargli il Sorpasso
Ricordando l'Olanda del Mundia
Zoff...ad occhi aperti!!!
...Ed io ho sognato Giovannino
Euro2000, Olanda "disincanta" la Sirenetta danese
...Ed io ho sognato Giovannino
Euro2000, Olanda "disincanta" la Sirenetta danese
Fatti e...strafatti dello show
Ricky Martin "pentito" e Jodie "convertita"
La "faccia d'angelo" del New J
Torna con "Crush" l'actor-rocker Bon Jovi
Vanessa Redgrave, sangue d'Alb
Un "Prospero" che qui da noi scatenerebbe incendi
I Grandi Artisti non finiscono
Un secolo fa nasceva Eduardo De Filippo
Ciao, Donna Soul......
Ricordando Mia Martini cinque anni dopo
Vi ricordate l'Equipe 84?
Esplode la moda "cocktail music"



Nonsolorock - Rubrica a cura di Patricia Wolf
Pseudonimo dietro cui si cela una apprezzata e brillante scrittrice e giornalista, autrice quest'anno di



A sedici anni
ero uno dei Byrds

Ed. Serarcangeli

www.emotions.net
Ed. Acc. del Segnalibro

Mia Forever
Ed. Tabula Fati

Futuro Ipotetico
Ed. Il Torchio

Blackout Mentale
Ed. MIR collana l'aliante

I recenti libri di Patricia - Il suo sito ufficiale www.patriciawolf.net






© PubliWeb s.r.l. ® 1996-2005. All rights reserved. Informazioni Publiweb è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati.
Publiweb non è collegato ai siti recensiti e non è responsabile del loro contenuto.