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Virus: dove finisce la tecnica, e comincia la vita



(PUBLIWEB)
Un virus informatico crea danni ad un computer. Cancella dati, toglie spazio, rende inutilizzabile il sistema operativo, e si combatte con dei programmi, detti antivirus. Un virus biologico può far venire la febbre, debilitare l'organismo, e si combatte con dei farmaci.
Virus informatico e biologico hanno però alcune caratteristiche in comune. Len Adleman, un ricercatore dell'Università Lehigh, in Pennsylvania, fu il primo a notare che un programma in grado di autoreplicarsi è simile, in molti aspetti, ad un elementare organismo biologico. Da questo deriva il nome.
In effetti, una delle caratteristiche fondamentali di ogni forma di vita è la riproduzione, che è anche il requisito di ogni virus informatico degno di questo nome. Ora, come tutti gli utenti di un personal computer sanno fin troppo bene, durante l'esecuzione di un programma possono verificarsi degli errori, che avvengono in modo apparentemente casuale, e spesso dipendono da una serie di fattori casuali. Questo vale anche per il processo di riproduzione di un virus. Se durante la replicazione per un qualunque motivo avviene un errore, il virus prodotto è diverso dal suo generante. E' avvenuta quella che potremmo definire una mutazione genetica. Il nuovo programma potrebbe perdere la capacità di autoriprodursi, ma non è impossibile che la mantenga. In questo caso, in teoria, dopo qualche miliardo di riproduzioni, il prodotto potrebbe essere una forma di intelligenza artificiale. Con un istinto di sopravvivenza che la spinge a riprodursi, una capacità di adattamento che la spinge a mutarsi. Un organismo artificiale, fatto di uno e zero, con delle caratteristiche straordinariamente vicine ad una elementare forma di vita.





Rubrica di Informatica & Linguaggio a cura di
Simone Alessandria