(PUBLIWEB)
Ronaldo kaputt. L’Italia in lacrime. In ginocchio da lui. L’urlo di dolore ha gelato la penisola e per qualche lunga ora è stato silenzio sui dissidi fra Berlusca e D’Alema, sul crollo della Colt negli investimenti, su Bilancia serial killer dai tredici ergastoli e sulle polemiche di spot e audience ed anche Renato Zero non ha fatto più storia. Il calcio chiacchierato nei bar dove si sogna il colpo grosso del tredici anche se ormai fa più “trendy” il Supernalotto è diventato calcio doloroso e sofferto. Ed è risorta l’Italia dei buoni sentimenti. L’Italia che lascia a casa gli striscioni razzisti e si appassiona e s’infervora, lacrima e si strugge per le sorti del brazilero che paga cara la sua fame di calcio. Fa niente se quando ha la maglia do Brazil, Ronaldo è nemico degli azzurri e quando veste nerazzurro e gioca contro la propria squadra di club si trasforma in bersaglio da criticare. Ronaldo grande campione che per l’ennesima volta si ferma diventa un “caso disperato”. E l’Italia si sveglia pietosa.
Cosa farà il campione? Tornerà sui campi? Riusciranno gli illustri scienziati del bisturi a ricostruirgli il prezioso menisco? Ci sarà ancora traccia di lui nel tabellino dei goleador e nei takles o nei calci piazzati e nei palloni da accompagnare in rete a porta vuota? I ragazzi che hanno copiato la sua “rasata” ammaliante si sono specchiati con l’aria dubbiosa. Come a chiedersi “che ne sarà del mio modello?”. E’ complicato essere vip. Ci si brucia in fretta, si corre il rischio dello scandalo facile, si deve sempre svettare altrimenti è dura…Ma l’Italia dei buoni sentimenti fa presto a calarsi nel dramma. Dimentica le antipatie e le rivalse. E’ l l’Italia che ama i medici e i preti in TV. L’Italia che s’incolla ai quiz a premi da quanto mamma Rai è scesa sul pianeta terra a regalargli Mike e Lascia e raddoppia. E’ l’Italia che corre dietro ai varietà e alle lotterie della Befana e deve solo scegliere fra Rai e Mediaset o Cecchi Gori o i canali esteri che fra i giovanissimi ancora vogliosi di TV raccolgono tanti consensi. E’ l’Italia che si accampa davanti al piccolo schermo da una vita nelle grandi occasioni. Aspetta gli allunaggi col dito in bocca. Invita gli amici a casa e cucina spaghetti biancorossoverdi, pomodoro basilico e mozzarella quando ci sono i mondiali e a volte fa le veglie anche per le elezioni. Ci siamo quasi.
E' l'’Italia che a volte trema assieme ai drammi umani sconvolgenti come anni fa successe col piccolo Alfredo caduto nel pozzo a Vermicino e si faceva il tifo per chi l’avrebbe salvato fino poi a piangere distrutti quando fu chiaro che Alfredino non ce l’avrebbe fatta mai. E’ l’Italia che si prepara per la settimana di passione e magari si farà la sua Via Crucis dando l’idea di sentirsi compresa, fianco a fianco coi tanti pellegrini, anche con quelli di cui normalmente sparla, pervasa da una sottile xenofobia incallita, Lega o no. E’ l’Italia delle scampagnate fuoriporta, dei pic-nic di Pasquetta col salame e le uova sode, delle grandi stragi d’agnelli che le associazioni animaliste deprecano tanto. L’Italia dei buoni proponimenti ad ogni festa comandata che poi brucia i barboni per strada e a volte calpesta anche il piede del vicino, quando c’è da guadagnare un posto nelle file alla posta o salire sul tram. E’ l’Italia che risparmia per poi spendere il doppio, l’Italia dei giornali con fascicoli e CD-Rom, dell’ultimissimo modello di cellulare da non perdersi, della concorrenza su tutto ormai fra le linee telefoniche più agevolate, dei messaggi, delle mail. L’Italia che spalanca i musei agli stranieri per sentirsi paese d’arte e poi fatica ad apprezzare chi vive ancora di Grandi Ideali e guarda più al successo facile che al valore effettivo.
Su quale tasto ha premuto il dramma di Ronaldo? In cosa si sono uniti nel grido di dolore accanto agli interisti, romanisti laziali juventini ed anche i cugini milanisti così crudeli nel mandarlo a quel paese se si azzardava a fargli gol nel derby? Qualcuno ha ricordato anche Gigi Riva e le sue gambe spezzate per la causa azzurra, una volta contro l’Austria, l’altra col Portogallo. Gigirriva Rombo di tuono che soffriva le alture messicane e scoccava dardi furenti appena l’assist-man lo raggiungeva col pallone giusto sul sinistro di Dio. A me è tornato in mente anche Liguori, mediano bolognese ricco di talento, fragile apparentemente ma pieno di classe a cui un giorno un takle troppo spigoloso col furente Romeo Benetti biondo mediano patito dei canarini, stroncò il ginocchio e la carriera in giovane età. Forse a quel tempo, correva l’anno 1971, pochi italiani s’infervoravano per lui come oggi per l’asso brasiliano. A volte è questione di nome, di notorietà, di carisma. Ormai in questo mondo di spot e input telematici e satellitari, va così.
Si piange e si ride a comando. Bisogna cliccare nel punto giusto. E guai a rompersi un setto nasale o un mignolo o giacere moribondi sull’asfalto se non si è divi sulla breccia. O se non si ha il battage pubblicitario giusto. O se non si ha almeno una Tv a riprenderti. A quel punto, l’Italia dei buoni sentimenti fa orecchie da mercante. Beh, io vado. Mi si è fatto tardi. Mia moglie ha buttato la pasta. Il pupo è appena uscito da scuola. Meglio che allaccio la cintura di sicurezza, va. Sennò mi fanno la multa. E metto l’auricolare. Grazie, signor vigile e buon week-end. Guarda sto marocchino quanto rompe. Ma non stavano meglio a casa loro? Ma quando le chiudono le frontiere agli stranieri? Pensano di trovare l’America in Italia? Ti saluto, Paisà.
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