(PUBLIWEB)
"Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abb, Padre! Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria." (Rm 8, 14-17)
Il "tempo di Pasqua" si è ormai concluso, ed è giunta a porvi termine una delle feste più importanti per il cristiano.
Da qualche giorno, infatti, abbiamo sentito parlare di "Pentecoste".
Abbiamo celebrato la morte del Signore, abbiamo gioito per la sua risurrezione, e da poco abbiamo ricevuto il suo dono: lo Spirito di Dio, il Consolatore, Colui che ci dona la forza di testimoniarne l'amore.
È lo stesso Spirito che ci unisce al Creatore.
L'Ascensione di Gesù Cristo al cielo indica all'uomo la sua vicinanza a Dio, mentre la discesa dello Spirito gli insegna la presenza di un amore concreto.
È questo amore che si fa dono totale nel martirio della croce, che si rende offerta nel cuore di ciascuno quale guida verso l'unica vera meta.
Dio chiama ogni uomo all'amore: chi è sensibile a tale annuncio, chi lascia aperta la porta del cuore alla sua presenza è degno dell'eredità da Lui donata.
San Paolo ci ricorda in che cosa consiste e cosa comporta tale eredità. Egli afferma che ogni cristiano è figlio di Dio, quindi legato a Lui da un amore che nulla può sovrastare.
È lo stesso Gesù che ci parla dell'amore di Dio nei confronti dell'uomo: se anche una madre si dimenticasse di suo figlio, Dio certo non si dimenticherà dei suoi che sono nel mondo.
Ma ogni cristiano è anche carico di "doveri" nei confronti di Dio: Egli non ci vuole inattivi di fronte al suo amore. Chiama "ciascun uomo di buona volontà" ad essere testimone della Sua parola.
Ed è ancora san Paolo ad insegnarci che sono le opere a dimostrare la testimonianza di un cristiano. Anche perché, lo sappiamo, molto spesso "tra il dire ed il fare...".
Ancora una volta, è Gesù a rendersi esempio concreto di testimonianza.
Gli è bastato uno sguardo per amare il giovane ricco.
I vangeli ce lo presentano sempre disponibile, attento alle necessità ed alle richieste di chi lo circondava, sensibile all'uomo che gli viveva accanto.
Testimone di una fede e di un amore maturati nella stretta vicinanza al Padre, nella preghiera costante e nel continuo operare per "il disegno di Dio".
Non dobbiamo aver paura: essere invasi dal Suo amore, portarlo dentro e donarlo a chi ci circonda; essere suoi testimoni, in parole ed opere; sondare i desideri del nostro cuore, incontrarLo nella preghiera quotidiana, imparare a vederlo nel volto di chi ci è accanto; ma, soprattutto, lasciarsi amare ed amarLo. Questo il compito di ogni cristiano.
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