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FINI: INTERESSE NAZIONALE E LIBERTA' I CARDINI DEL NOSTRO SISTEMA

Interesse nazionale e tutela della nel suo indirizzo di saluto all'assemblea di Montecitorio all'atto del suo insediamento alla presidenza della Camera. Il leader di An e' parso visibilmente commosso, ma ha subito reagito leggendo le undici cartelle del suo discorso, piu' volte interrotto dagli applausi dell'assemblea. In apertura, dopo i ringraziamenti di rito (tra questi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ''supremo e imparziale garante'' della Costituzione) , Fini ha ricordato che come i suoi predecessori recenti (Bertinotti, Casini e Violante) e' anche lui ''un uomo di parte, fortemente convinto della bonta' dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico'', ma cio' premesso, il neo-presidente ha sottolinato di avere ''ben chiaro che il primo dovere dell'alta carica istituzionale cui mi avete chiamato e' quello del rigoroso rispetto del principio di assoluta parita' di diritti'' dei deputati. ''Un deferente omaggio'' e' stato poi rivolto al papa, ''guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italkiano ed indiscussa autorita' morale per il mondo intero''.
Fini ha rimarcato comunque ''la laicita' delle istituzioni'', una laicita' che pero' ''deve saper riconoscere il ruolo fondamentale'' della religione cristiana. Il presidente ha quindi dedicato un passaggio del suo discorso alla bandiera tricolore nella quale - ha detto - ''si riconosce il nostro popolo''.
Fini ha quindi sostenuto che ''la credibilita' e l'efficienza delle istituzioni rappresentano la risposta piu' alta'' al ''rischio della disaffezione e della disistima nei confronti del sistema politico'' e che la Camera ha ''l'onere di dimostrare che i deputati non sono una casta di cittadini privilegiati''.
Fini ha poi parlato della necessita' di fare le riforme e per questo ha affermato che la ''XVI Legislatura dovra' essere per davvero una Legislatura costituente''.
Quindi il presidente ha detto che ''la ricorrente contrapposizione tra i problemi e le aspirazioni del Nord del paese e quelli del Meridione deve essere sanata unicamente nel nome di un autentico interesse nazionale''.
E dall'interesse nazionale Fini e' passato alla liberta'. Il 25 aprile ed il 1 maggio - ha detto - sono ''due ricorrenze di alto valore ideale e politico'' e ''celebrare la ritrovata liberta' del nostro popolo e la centralita' del lavoro nell'economia e' un dovere cui nessuno si puo' sottrarre.
Specie - ha aggiunto - se vogliamo vivere il 25 aprile ed il 1 maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani ed in particolare dai piu' giovani''. In questo contesto, ''la ricostruzione di una memoria condivisa - ha affermato Fini -, una sincera pacificazione nazionale, nel rispetto della verita' storica, tra i vincitori ed i vinti di ieri sono traguardi ormai raggiunti'' soprattutto grazie alle presidenze di Cossiga e Ciampi, ''eppure penso - ha aggiunto - che sia tuttora di grande significato politico e morale rammentare il valore insostituibile della Liberta', bene supremo per ogni essere umano, precondizione per ogni democrazia''. Oggi - ha proseguito Fini - la minaccia alla liberta' ''non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso che sono ormai sepolte, nella quasi totalita' delle coscienze del nostro popolo''; ''l'insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale e morale; dalla errata convinzione che liberta' significhi pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole''.
Per sventare questa insidia devono quindi operare le istituzioni, la famiglia, la scuola, ''luoghi dove si formano i cittadini di domani, che nasce, cresce e si diffonde l'ideale della liberta'''.
Ringraziate quindi Magistratura, forze dell'ordine e militari per garantire la sicurezza e la liberta' dei cittadini, Fini ha affrontato il tema del lavoro.
''Solo il pieno esercizio del diritto del nostro popolo di lavorare e generare ricchezza - ha detto - puo' liberare l'economia dalle secche della stagnazione.
Ed e' solo il diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito che puo' liberare le famiglie dal bisogno e dal timore della emerginazione sociale''.
La Camera - ha aggiunto - deve avvertire ''oggi l'imperativo morale del massimo impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza.
La perdurante tragedia delle cosiddette morti bianche - ha sottolineato Fini - offende la coscienza di ognuno, non puo' e non deve essere considerata come ineluttabile, deve generare uno sforzo comune a tutte le istituzioni perche' ad essa si ponga rapidamente fine''. leo/leo/rob