GOVERNO: EPIFANI, QUADRO MISURE PRESE NON CI RASSICURA
''Il quadro che vediamo avanzare non
preparazione''.
Il segretario generale della Cgil, Guglielmo
Epifani, boccia i primi provvedimenti adottati dal governo e,
nella sua relazione alla conferenza organizzativa del
sindacato, sottolinea che ''non ci rassicurano l'evidenza di
contraddizioni e paradossi che si stanno esprimendo: si e'
federalisti da una parte e statalisti nel prelievo fiscale
dall'altra; autonomisti un giorno e nazionalisti l'altro;
europeisti sul bilancio (rispettando gli accordi presi a
Bruxelles ) e non europei a proposito del reato di
immigrazione clandestina, visto con sospetto a differenza
degli altri paesi''.
Per Epifani occorre, invece, ''riprogettare il paese''
rendendolo ''piu' avanzato, piu' moderno, coeso che non ha
paura di misurarsi con il rinnovamento ma non crede a chi
prova a innovare attraverso la paura, la divisione, la
contrapposizione''.
Secondo il leader della Cgil, le misure devono prevedere
''un fisco equo, amico del lavoro e meno dei patrimoni e
delle rendite.
Di un federalismo davvero solidale, di redditi
da lavoro e pensioni che possano crescere in termini reali,
di servizi pubblici che funzionino''.
Per Epifani, inoltre,
''sono necessarie una scuola e una sanita' in grado di
competere ovunque con punti di eccellenza e gli standard di
qualita' che abbiamo in molte parti del paese, servizi
pubblici che funzionino per garantire uguaglianza nei diritti
di cittadinanza, cioe' i diritti fondamentali delle
persone''.
Un paese - aggiunge - ''che scelga e costruisca le
infrastrutture di cui ha bisogno nei trasporti e nella
logistica, senza dover contrapporre la Tav con i treni dei
pendolari; nelle reti energetiche oggi troppo costose, troppo
dipendenti dal gas e troppo dipendenti dall'estero; nelle
reti di telecomunicazioni a banda larga come si appresta a
fare il Giappone; nelle filiere della raccolta e dello
smaltimento dei rifiuti, non solo per rimuovere il dramma di
Napoli e della Campania, ma per impedire che si riproponga in
altre citta' e ragioni''.
Un paese - spiega - ''che abbia
un'idea di politica industriale per se e e per l'Europa e una
politica agroalimentare rimodulata in base alla rivoluzione
di prezzi e mercati.
Una politica un po' piu' aperta alla
concorrenza e meno protezionista''.
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