GIORNALISTI: GARANTE PRIVACY, NO A DETTAGLI SANITARI E DATI CLINICI
Pubblicare eccessivi dettagli privati
persona e la dignita' del malato.
Lo ha ribadito il Garante
per la protezione dei dati personali in due provvedimenti
(relatore Mauro Paissan) con i quali ha vietato a tre
quotidiani del Nord, l'ulteriore diffusione - anche
attraverso i loro siti web - delle generalita' e di altri
dati personali di una donna defunta per una grave malattia.
La vicenda ha inizio quando i quotidiani pubblicano la
notizia di una donna morta quasi due anni prima per il morbo
di Creutzfeldt-Jakob (il cosiddetto morbo della ''mucca
pazza'') con tanto di nome, cognome, luogo di nascita e di
residenza, professione, informazioni dettagliate sulla
malattia.
Una delle testate pubblicava anche una fotografia
ripresa dalla lapide.
Troppi, dunque, i dati riportati,
soprattutto di natura sensibile: riferimenti dettagliati ai
sintomi, alla durata e all'evoluzione della malattia,
descrizione degli accertamenti medici svolti, ipotesi della
diagnosi e risultati dell'autopsia indicati alla stampa dal
personale ospedaliero.
Presentando il reclamo al Garante, la
figlia della defunta ha precisato, peraltro, che i dati
sanitari non erano stati resi noti ne' dai familiari ne' da
loro comportamenti tenuti in pubblico.
L'Autorita' ha dato ragione alla donna, ricordando come il
codice deontologico dei giornalisti stabilisca che il
giornalista, nel far riferimento allo stato di salute di una
persona, deve rispettarne la dignita', il diritto alla
riservatezza e il decoro personale, specie nei casi di
malattie gravi o terminali e astenersi dal pubblicare ''dati
analitici di interesse strettamente clinico''.
L'Autorita' ha
ritenuto, inoltre, che i servizi giornalistici, consentendo
la diretta identificazione dell'interessata attraverso le
generalita', non hanno rispettato il principio di
essenzialita' dell'informazione, considerato anche il tempo
trascorso (circa due anni) dal decesso.
Copia del provvedimento e' stata inviata ai competenti
consigli regionali e al Consiglio nazionale dell'Ordine dei
giornalisti.
res-rus/sam/ss