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BALLOTTAGGI: LUNEDI' NERO PER VELTRONI - IL COMUNE DI ROMA AD ALEMANNO

Walter Veltroni confidava in una centrosinistra per il Comune di Roma, da lui guidato quasi per sette anni, dal 2001 al febbraio di quest'anno. Per la sua gestione del Campidoglio si era parlato di un 'Modello Roma', un modello da esportare anche in altre amministrazioni ed anche nelle strutture centrali, nel governo del Paese.
Ed il suo modello sembra essere stato sonoramente bocciato, sia a livello nazionale, con il voto di due settimane fa, sia oggi, con il, per certi versi, clamoroso risultato romano.
Indubbiamente, sulla sconfitta di Francesco Rutelli hanno pesato vari fattori: il trend negativo del centrosinistra dopo due anni di governo Prodi, il ruolo decisivo dell'astensionismo (10% in meno rispetto al primo turno), il fattore sicurezza.
Ma ha anche pesato l'impressione data ai romani di un 'uso privato' di una 'cosa pubblica'.
Rutelli era stato gia' sindaco dal novembre 1993 al 2001, quando fu il candidato premier del centrosinistra, e lascio' il testimone del Campidoglio a Walter Veltroni.
Sette anni dopo, ovvero adesso, staffetta all'incontrario, con Veltroni candidaro premier e Rutelli riproposto come sindaco.
I romani hanno detto no. A rendere piu' amara la sconfitta al Comune di Roma c'e' il risultato invece positivo di Nicola Zingaretti, sempre del Pd ma di area diessina (mentre Rutelli era stato il leader della Margherita), nella corsa per la presidenza della Provincia di Roma.
Diciamo piu' amara perche Zingaretti si e' affermato anche dentro i confini capitolini, il che vuol dire che molti elettori di centrosinistra hanno manifestato il loro dissenso nei confronti del duo Veltroni-Rutelli non rifugiandosi nell'astensionismo, ma votando in modo disgiunto, ovvero Zingaretti alla Provincia e Alemanno (o scheda bianca o nulla) al Comune.
Ad addolcire la perdita di Roma (Veltroni l'ha definita ''una sconfitta molto grave, molto pesante'') non basta certamente la vittoria a Sondrio e Vicenza.
Quindi per i vertici del Pd si apre ora un periodo di riflessione, gia' aperto dopo l'insuccesso alle politiche (non e' stata raggiunta, ma solo sfiorata, la quota del 35% fissata come obiettivo minimo prima del voto).
E se Veltroni non si tocca (sarebbe un disastro per un partito appena nato), certamente verra' messa in discussione la sua gestione del Pd, affidata quasi esclusivamente ai suoi piu' stretti collaboratori.
Ed un'avvisaglia delle tempeste che potrebbero addensarsi su di lui si potrebbe avere presto, con l'elezione dei capigruppo di Camera e Senato, in programma lunedi' prossimo. leo/Gas/alf