COSSIGA: RICORDA 'PARENTESI INFAUSTA' A PRESIDENZA REPUBBLICA
''Con un senso di liberazione lasciai
anche se solo in forza di una anacronistica disposizione
costituzionale''.
E' con queste amare parole che il
presidente emerito, Francesco Cossiga, intervenendo in Aula
al Senato in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni di
vita parlamentare a lui dedicati, ha ricordato quella che lui
stesso ha definito ''la parentesi infausta'' del suo
settennato alla presidenza della Repubblica.
Infausto ''per
me e per il Paese'' e ''senza frutti perche' flagellato da
una campagna di disprezzo, di calunnie, di denigrazioni, una
sorta di 'damnatio memoriae in vita' condata da uomini
politici, ahime' anche del mio partito, ed in particolare
dalla stampa di un potente gruppo editoriale italiano, sotto
la guida di un presuntuoso voltagabbana: dal fascismo, dal
razzismo e dal monarchismo al socialismo, e percio'
squallido''.
Parentesi infausta, ha proseguito Cossiga ''perche' per la
prima volta un Presidente della Repubblica fu offeso e
vilipeso con epiteti ingiuriosi da cortei di massa senza che
mai la magistratura intervenisse, e per ben fue volte si
tento' di trascinarlo davanti alla Corte costituzionale in
sede penale, e dovette giustificare il suo operato davanti a
comissioni di inchiesta e, cesato dalla carica, fu anche
processato dal tribunale dei ministri''.
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