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CRISI: CONSULTAZIONI, NAPOLITANO ALLE PRESE CON UNA BABELE

''Edificante''. Sta forse in questo cosultazioni - il senso della crisi aperta dopo le dimissioni di Romano Prodi.
Una crisi di governo che forse non e' piaciuta al Capo dello Stato, per come si e' sviluppata e per come si e' formalizzata.
''Tutto bene: avete visto questa piccola catena di montaggio.
C'e' stato un perfetto rispetto dei tempi'' nel calendario ed e' questo ''l'aspetto piu' edificante di queste consultazioni: abbiamo scandito il calendario dando spazio a tutti, ascoltando tutti in tempi ragionevoli.
Forse se i dibattiti fossero sempre cosi' ordinati ci si guadagnerebbe''.
Si ferma a parlare brevemente con i giornalisti Napolitano, giusto il tempo per pronunciare poche parole e porre l'accento sul fatto che sin qui il calendario dei colloqui e' stato rispettato.
Quasi lasciasse intendere che non gli e' piaciuto come si e' arrivati a questo punto (l'ostinazione di Prodi ad andare al voto di fiducia al Senato?), che non gli piacciono alcune posizioni assunte dai protagonisti della vicenda (ora governo di transizione per le riforme, segnatamente per la legge elettorale?).
''Abbiamo naturalmente altre consultazioni, anche di crescente importanza per la dimensione e il ruolo dei gruppi parlamentari che saranno consultati lunedi' mattina e martedi' mattina.
Per il momento e' impossibile qualsiasi anticipazione e qualsiasi sintesi'', aggiunge il Capo dello Stato.
Si riferisce ad alcune indiscrezioni di stampa che gli fanno dire che ''senza Forza Italia non si fa un altro governo''? Chissa'.
La cosa certa, comunque, e' che i richiami del Presidente della Repubblica perche' gli schieramenti trovassero una intesa sulla legge elettorale sono stati numerosi, distributi soprattutto nell'ultimo anno. Infatti, gia' nel febbraio 2007 il Capo dello Stato aveva rinviato Prodi alle Camere - dopo che il premier si era dimesso per il voto negativo al Senato sulla politica estera - lasciando intendere che tra i motivi della sua decisione c'era l'auspicio che si arrivasse ad un accordo sulla nuova legge elettorale.
Appelli che pero' non hanno trovato riscontro.
Ancora oggi, per rimanere alle comunicazioni ufficiali rese dopo i colloqui con il Presidente della Repubblica, le posizioni in materie di legge elettorale non sembrano trovare una sintesi tra gli schieramnti politici.
Certo, da parte di alcuni e' sembrato esserci un minimo cambiamento di posizione, ma piu' strategico che di sostanza. Basti citare, ad esempio, quanto sostenuto davanti a Napolitano da due componenti della cosiddetta 'Cosa rossa', Pdci e Sinistra Democratica.
Da un lato Oliviero Diliberto, leader del Pdci, ha annunciato che non sosterra' alcun governo che non rispecchi la maggioranza uscita dalle urne nell'aprile 2006 (quindi con Mastella, i diniani...) ribadendo il suo 'no' a governi tecnici, di transizione, di scopo e dicendosi, comunque, pronto ad andare a votare. Dall'altro Fabio Mussi, leader di Sd, che si e' detto pronto ad appoggiare un governo di transizione, di breve durata, che si preoccupi della legge elettorale partendo dalla bozza Bianco.
Ma in questo esecutivo non dovranno esserci, ha avvertito Mussi, ''i trasformisti'' (che evidentemente individua in Mastella, nei diniani...).
E se il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio mantiene la sua richiesta di un reincarico a Prodi sostenuto dalla maggioranza che gli ha votato la fiducia, Antonio Di Pietro modifica in parte la sua posizione.
Il leader dell'Italia dei Valori, pur ribadendo la necessita' di andare al piu' presto alle elezioni chiede l'insediamento di un governo (di breve durata) per la definizione della nuova legge elettorale.
E Mastella? Il leader dell'Uder conferma la sua contrarieta' al governo tecnico e la sua richiesta di elezioni anticipate anche se sembra ammorbidire la sua posizione.
Infatti, dice, ''se in questi giorni ci sara' un miracolo, ma ci crediamo poco, noi non saremo miscredenti...''.
Infine, per un Mussi che chiede di ripartire dalla bozza Bianco per definire una nuova legge elettorale c'e' un Roberto Villetti, capogruppo dei Socialisti alla Camera, che dice, a chiare lettere, che ''non si puo' ripartire dalla bozza Bianco''. Insomma, il quadro che Napolitano ha davanti a se' non sembra essere dei piu' chiari per la scelta della strada da seguire per uscire dalla crisi, rendendogli particolarmente difficile la sintesi necessaria.
Il capo dello Stato dovra' valutare infatti se sia piu' opportuno dare un incarico cosiddetto esplorativo, per verificare se esistano le possibilita' di formare un governo, oppure dare un incarico vero e proprio per la formazione di un nuovo governo, con l'incaricato che si rechera' poi sul Colle con la lista dei ministri.
Ancora, potrebbe esserci un secondo giro di consultazioni oppure lo scioglimento delle Camere per andare alle elezioni anticipate.
Lunedi' comunque riprenderanno le consultazioni e sfileranno, davanti al Presidente della Repubblica, via via i partiti piu' grandi sino a chiudersi martedi' mattina, prima dei colloqui con gli ex Capi dello Stato, con Forza Italia e Pd.
Solo allora, forse, il quadro sara' chiaro. fdv/leo/mcc