ANNO GIUDIZIARIO/ROMA: PROCESSI D'APPELLO TRIPLICATI IN 7 ANNI
Modesta, ma ''apprezzabile'',
''allarmante dilatazione dei processi'' davanti alla corte
d'appello che sono piu' che triplicati dal 2000 al 2007 e dei
tempi di definizione, passati come durata media da 1.060
giorni a 1.120 giorni.
Questo uno dei passaggi della
relazione del presidente reggente della Corte d'Appello di
Roma Claudio Fancelli esposta nel corso della cerimonia di
inaugurazione dell'anno giudiziario nel distretto della
capitale.
Alla base di questa eccessiva durata, secondo
Fancelli, vi e', tra l'altro, il costante aumento delle
istanze di giustizia, la perdurante irrazionale distribuzione
degli uffici nel territorio, la carenza di mezzi di tutela al
di fuori del processo, la scarsa propensione a ragionevoli
soluzioni transattive, la proliferazione dei riti
processuali.
Il presidente poi rileva che ''l'andamento della
litigiosita' e' complessivamente stabile in tutti i tribunali
del distretto''.
Complessivamente le pendenze dei tribunali
del distretto nel civile sono passate da 374.892 alla data
del 30 giugno 2006 alle 370.279 alla data del 30 giugno 2007,
con un leggero calo dell'1,2%.
Aumentano le istanze di
divorzio: da 6.981 a 7.116, mentre si conferma la tendenza
alla diminuzione di quelle per separazione che passano dalle
13.184 alle 12.648.
diminuite le istanze di fallimento: da
8.269 a 4.495.
In merito al processo penale Fancelli afferma come questo
abbia ''una durata mediamente non ragionevole'' anche se in
alcuni casi ''assurge ad un notevole livello di rapidita' con
la celebrazione dei giudizi direttissimi''.
Lo ''spreco della
risorsa processo'' avviene poi per gli effetti prodotti dalla
''scelta di non aver correlato al provvedimento di indulto,
quello di amnistia, cosicche', pur a fronte dell'accertamento
della riferibilita' di una condotta costituente illecito
penale ad una determinata persona, non e' che vi sia una
sanzione certa, ma semplicemente non vi e' sanzione
tout-cout, pur dopo un talora assai articolato dispendio di
risorse processuali''.
Gli effetti dell'indulto poi si sono
fatti sentire anche sul numero delle persone detenute: ''Nei
primi mesi di applicazione del provvedimento da 5.989 sono
passati a 3.873.
Si segnala che al 23 ottobre il numero delle
persone detenute nel distretto e' asceso a 4.765.
Alla stessa
data i detenuti che hanno beneficiato dell'indulto sono stati
2.660, circa un decimo di coloro cui, sul piano nazionale, e'
stato applicato il beneficio''.
La durata dei processi e' si' dilatata ma meno che in
quello civile.
Qui si passa da 371 a 377 giorni nel
monocratico, da 532 a 468 al collegiale (che per altro
rappresenta solo il 20 per cento del totale), da 441 a 535 in
corte d'appello.
Per quanto riguarda il settore penale di
primo grado non solo e' ''caratterizzato da una crisi
strutturale difficilmente superabile senza drastici
interventi sul piano legislativo ed organizzativo'', ma anche
determina un aumento dei ''motivi di preoccupazione per il
perdurante incremento delle pendenze''.
E' poi ''rilevante il
numero dei reati commessi da cittadini stranieri, in
particolare extracomunitari''.
red/mcc/alf