ANNO GIUDIZIARIO/ROMA: FANCELLI, NECESSARIE RIFORME INCISIVE
Sono necessarie ''riforme incisive''
investito il problema dell'attuazione del principio
costituzionale della ragionevole durata del processo''.
Questo uno dei passaggi della relazione del presidente
reggente della Corte d'Appello di Roma Claudio Fancelli
esposta nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno
giudiziario nel distretto della capitale.
Non solo, secondo
Fancelli ''le riforme progettate attengono piu' ad un
programma di lavoro ma non affrontano in maniera veramente
risolutiva la crisi''.
Alla luce di queste considerazioni
''tutti sono stati d'accordo nel ritenere che cosi' non si
puo' piu' andare avanti e che si e' prossimi ad un punto di
non ritorno'' ed in effetti secondo il presidente
''l'amministrazione della giustizia nel paese e'
drammatica''.
La situazione e' ancora piu' allarmante se si
considera che la durata eccessiva dell'iter giudiziario si
riflette anche sulle decisioni dei giudici.
Tutto cio',
secondo Fancelli, da' luogo ''a situazioni di sfiducia nella
giustizia, di illegalita' diffusa conseguente alla carenza di
tutela, di incertezza nei rapporti umani testimoniata dal
disagio dei cittadini e delle imprese, il che non nuoce
solamente al livello di democrazia e di civilta' della nostra
societa', ma rappresenta un potentissimo freno alla crescita
dell'economia ed allo sviluppo dei rapporti interni ed
internazionali''.
Tale realta' inoltre ''comporta che la
delinquenza a tutti i livelli trovi conveniente dal punto di
vista giuridico operare nel nostro Paese, attesa la scarsa
efficacia della legge penale'' e rappresenta anche ''un
fattore determinante nell'allontanare gli investimenti
dall'estero''.
Non solo secondo Fancelli e' ''abnorme numero
degli avvocati iscritti all'ordine, a Roma tanti quanti
l'intera Francia''.
Inadeguata invece la presenza del
personale amministrativo, che e' insufficiente.
Il presidente
poi si sofferma sul ricambio dei magistrati, ''fenomeno
accentuato che genera spesso disfunzioni e rallentamenti
delle cause''.
I magistrati inoltre ''debbono anche evitare
una sovraesposizione mediatica allorche' il caso esaminato fa
''notizia''', ma comunque ''il magistrato ha diritto che la
dignita' della sua funzione sia garantita'' .
red/mcc