ANNO GIUDIZIARIO: INAUGURAZIONE CONTROCORRENTE, AUTOCRITICA E OTTIMISMO
Un'inaugurazione dell'anno
agli annosi problemi della giustizia: poche risorse, carenza
di uomini e mezzi, mancanze sul fronte logistico.
Ma la
sensazione e' che, accanto ai soliti problemi, quest'anno
prevalgano i mea culpa e la speranza verso il futuro.
E chi
si aspettava un forte attacco delle toghe contro il mondo
politico, dato per scontato da parecchi osservatori come
logica conseguenza della crisi di governo scaturita
dall'avvio di un'indagine nei confronti di Clemente Mastella,
e' rimasto deluso.
I scontri dell'epoca di Tangentopoli, gli
appelli a ''resistere, resistere, resistere'' contro le
ingerenze dei Palazzi romani, le toghe che fanno quadrato a
difesa delle proprie prerogative non hanno trovato posto
negli interventi di apertura dell'anno giudiziaio 2008.
C'e' stato invece spazio per l'autocritica.
Come il mea
culpa pronunciato dal procuratore reggente della Corte di
Appello di Roma, Claudio Fancelli, convinto che le toghe
debbano fare di tutto per ''evitare una sovraesposizione
mediatica allorche' il caso esaminato fa notizia''.
Il suo e'
un esplicito invito a ''evitare di anticipare, con interviste
e dichiarazioni, conclusioni non sufficientemente meditate e
comunque al di fuori delle forme istituzionali''.
Perche' tutte le indagini, anche quelle ''eclatanti perche'
coinvolgenti personaggi pubblici o fatti clamorosi, debbono
essere condotte con il massimo di rigore, celerita' e
riservatezza, come ha piu' volte sottolineato il capo dello
Stato, onde sgombrare il campo da dubbi e sospetti''.
E un vero e proprio allarme sulle ''cadute di stile di
alcuni magistrati nell'esternazione pubblica delle proprie
convinzioni in riferimento a vicende processuali che li
coinvolgono personalmente o in ragione delle loro funzioni''
e' arrivato anche dal presidente facente funzioni della Corte
d'appello di Firenze, Fabio Massimo Drago, che nella sua
relazione ha espresso ''grande amarezza'' per le ''tensioni''
tra politica e magistratura, prescisando che e' a rischio
quella ''immagine di compostezza'' in grado di alimentare la
fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Di ''tempi difficili'' ha parlato anche il vice presidente
del Csm, Nicola Mancino, che nel suo discorso in occasione
dell'inaugurazione dell'anno giudiziario a Napoli ha ammesso
che tra le toghe ''c'e' qualche scheggia'' che pero' ''non
puo' coinvolgere il tutto, perche' guai - e' stato il suo
monito - a immaginare che sia coinvolta l'intera magistratura
in un'attivita' che e' destabilizzante''.
Toni decisamente piu' duri da parte del procuratore
generale di Torino, Giancarlo Caselli, pronto a puntare il
dito sulla ''cattiva politica'' che a suo giudizio finge ''di
non sapere che l'indipendenza della magistratura e
l'obbligatorieta' dell'azione penale servono al
consolidamento della democrazia''.
Senza nessun esplicito riferimenti ai fatti attuali, Caselli
ha invocato un intervento della ''buona politica'' che
''spesso rimane afona, non si fa sentire''.
Parole di fiducia, invece, dal presidente della Corte
d'Appello di Milano, Giuseppe Grechi.
''Quest'anno - ha detto
- vogliamo innovare: se di solito prevale il lamento, noi,
invece, vi raccontiamo di quel che abbiamo fatto e delle
speranze che percio' si aprono''.
Amarezza, invece, di fronte al fenomeno degli infortuni
sul lavoro.
Una ''terribile emergenza'', l'ha definita il
magistrato milanese, convinto che il sistema delle norme
preventive e protettive e l'apparato sanzionatorio non sia
''ancora adeguato a tutelare di fatto la vita e l'incolumita'
dei lavoratori''.
E il fenomeno delle morti bianche resta
''consistente'' anche a giudizio del procuratore reggente
della Corte di Appello di Roma Claudio Fancelli: ''La procura
di Roma - ha spiegato il magistrato - segnala una perdurante
inadeguatezza del livello di tutela anche perche' si
registrano ancora sul territorio circa venti infortuni
mortali ogni anno''.
fcz/mcc