CHIESA: PATRIARCA SCOLA, NO ALL'UTOPIA E ALLA TENTAZIONE EGEMONICA
Educare all'ideale, non
pensiero di Cristo'', secondo il patriarca di Venezia, Angelo
Scola, che ne ha parlato al Convegno di Bibione dei
''Portaparola'' del giornale Avvenire.
''L'ideale e' un fatto di
popolo, l'utopia e' una questione di avanguardie.
Evidentemente
e' ben diverso affrontare questioni come stili di vita, pace,
l'equilibrio del mercato, l'integrazione degli immigrati nella
prospettiva dell'ideale o in quella dell'utopia'', ha spiegato
Scola, secondo il quale va poi superata la tentazione egemonica.
''Dalla visione cristiana dell'uno, del vero, del buono e del
bello scaturisce una concezione integrale della vita buona a
livello personale e sociale che il cristiano persegue con
tenacia nella libera arena democratica.
Il dovere di contribuire
alla costruzione di una vita buona attraverso l'azione
socio-politica resta per lui inderogabile.
Pur mirando,
soprattutto in politica, a fornire risposte a questioni
concrete, non ripone ultimamente la sua fiducia nei risultati.
Per questo non elabora utopie da perseguire con militanze
avanguardistiche per esercitare egemonia nella societa'''.
Da
qui l'insegnamento del Magistero circa il rapporto
Chiesa-politica da cui emerge la responsabilita' diretta dei
fedeli laici in questo ambito.
Il patriarca ha poi osservato che
''la vita buona, sempre doverosa, non e' pero' per il cristiano
e per la comunita' ecclesiale una utopia, non configura una
terza o quarta via rispetto a quelle dominanti nel panorama
della storia, ma la partecipazione realistica all'interno di una
societa' plurale ad una costruzione comune.
Questo esige sempre
passione integrale per la verita' situata nella storia
(incarnazione).
Fermi sui principi e liberi e realisti
nell'invenzione delle forme.
Capaci di chiara identita' e di
collaborazione piena di abnegazione con tutti.
Il pensiero
sociale cristiano in proposito e' una miniera ancora inesplorata
e, soprattutto, poco conosciuta dai fedeli''.
Infine la
testimonianza, anziche' la militanza.
''Il testimone e'
qualitativamente un'altra cosa rispetto al cristiano militante
(senza enfatizzare la critica ormai nota alla categoria di
militanza).
Il soggetto militante infatti parte sempre, poco o
tanto, dall'utopia (progetto, piano, programma) e punta
all'egemonia mediante l'elaborazione di strategie e la ricerca
di tecniche per la sua attuazione.
E la logica non cambia se la
strategia militante sceglie la strada trionfalistica piuttosto
che quella della diaspora''.
fdm