IRAQ: PETRAEUS, VICINI A SVOLTA.
NON DIREI NO A NUOVE TRUPPE ITALIANE
''La situazione migliora rispetto a
diro' che la strada che abbiamo preso e' quella giusta.
Ed e'
la sola possibile.
E' presto per parlare di vittoria ma,
continuando cosi', ci arriveremo''.
Ne e' convinto il
generale David Petraeus, comandante in capo delle forze Usa
in Iraq, intervistato da 'Repubblica'.
Quattromila morti amerciani ''significano che l'Iraq e'
una realta' molto dura e difficile, come io ripeto spesso'',
aggiunge Petraeus, pronto a sottolineare al contempo che ''la
situazione della sicurezza e' molto migliorata.
Non voglio
negarlo, domenica e' stata una brutta giornata: ma forse lo
notiamo di piu' perche' ci sono meno brutte giornate rispetto
a otto mesi fa.
Il numero degli attacchi e' sceso del 60%
rispetto al giugno 2006, il livello di morti fra i civili e'
sceso del 60% da dicembre 2006: e' un segno di progresso.
Non
vogliamo dichiarare vittoria o festeggiare, perche' davanti a
noi c'e' ancora molto duro lavoro da fare.
Ci sono innumerevoli sfide e ostacoli ancora da superare in
Iraq, ma ci sono stati passi verso la riconciliazione: la
legge di budget, che distribuisce le risorse in modo equo,
quella che prevede elezioni provinciali entro l'anno e
l'amnistia, solo per fare degli esempi.
Purtroppo la realta'
e' che il tessuto della societa' irachena e' stato
terribilmente danneggiato e che ci vorranno anni per
rimetterlo a posto''.
In merito poi alla discussione sulla riduzione del numero
delle truppe in corso negli Stati Uniti, il generale
sottolinea: ''L'obiettivo e' ridurre le truppe per luglio, ma
e' questo impegno e' in modo molto chiaro condizionato da
quelle che saranno le condizioni sul terreno.
Non vogliamo
mettere a rischio gli obiettivi che abbiamo cosi' duramente
raggiunto riducendo le truppe troppo rapidamente''.
Petraeus, inoltre, interviene anche sul ruolo delle truppe
italiane avuto in passato in Iraq e sul loro eventuale
ritorno.
''Apprezziamo quello che l'Italia ha fatto in
passato come membro della coalizione e quello che continua a
fare in Iraq'', dichiara il generale, pronto a rimarcare che
''non esiste un comandante militare nella storia che non
darebbe il benvenuto a piu' soldi o piu' truppe''.
vlm/cam/alf