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RIFORME: CECCANTI, SISTEMA TEDESCO METTE A RISCHIO PD E BIPOLARISMO

Il modello tedesco? Un buon sistema per mettere a rischio il Partito Democratico e per realizzare una democrazia mediata, ovvero sottraendo agli elettori parte del potere decisionale proprio di ogni sistema bipolare.
Questa la diagnosi del costituzionalista Stefano Ceccanti, senatore del Pd, che in un articolo su 'Europa' replica ad un altro costituzionalista Roberto Gualtieri, di area dalemiana, che ieri sullo stesso giornale aveva invece proposto il modello tedesco come il piu' adatto all'Italia, sostenendo in particolare che questa via tedesca non significa tornare politicamente indietro.
Dopo avere brevemente ricordato che il modello tedesco e' entrato in crisi nella stessa Germania dove le maggioranze 'di qua o di la'' di una volta non si verificano piu' perche' il quadro politico si e' affollato di nuovi partiti che prima dell'unificazione erano proibiti per legge, Ceccanti invita a prendere atto che questo sistema ormai e' destinato a produrre prevalentemente grandi coalizioni.
Cosa, dice Ceccanti, che avverrebbe anche da noi con una spinta a Pdl e Pd a mettersi insieme: esattamente quello che i cittadini in maggioranza non vorrebbero.
''Non volendo mettere fuorilegge nessuno, con un sistema fotografico, gli elettori -spiega Ceccanti- non sarebbero incentivati a pensare in termini di scelta di governo.
Non ci sarebbe quindi la spinta a stabilizzare l'esperienza recente di partiti a vocazione maggioritaria; ne scatterebbe una opposta.
Ne' il Pd ne' il Pdl sarebbero arrivati ai risultati odierni: una parte degli elettori avrebbe ragionato in termini di voto identitario a partiti piu' estremi, non ci sarebbe stato nessun incentivo a far nascere il Pdl e il partito perdente sarebbe spinto a frammentarsi.
Un sistema del genere non disincentiva affatto le scissioni (a differenza delle formule selettive), purche' gli scissionisti siano in grado di costruire spezzoni di almeno il 5 per cento''.
Insomma ''la vocazione maggioritaria c'e' quando il sistema funziona da trasformatore, non da macchina fotografica''.
''Del resto non sembra casuale -sostiene Ceccanti- che il sistema tedesco venga rilanciato insieme a vari elementi simbolici, quali la sigla 'Red', che identificano il richiamo regressivo a identita' separate e lo sbarramento alla costruzione di una comune, dentro un'impostazione culturale di sfiducia nei confronti del corpo elettorale''.
''Il sistema -afferma Ceccanti- tenderebbe a ruotare non piu' intorno alle scelte degli elettori di centro, ma sulle intese postelettorali tra partiti al centro del sistema.
Per questo, la proposta del sistema tedesco rappresenta di fatto, un invito a Berlusconi a sbarazzarsi della Lega per una grande coalizione col Pd.
Le coalizioni preventive sarebbero archiviate, ma in favore di coalizioni successive ancor piu' eterogenee nonche' bloccate al centro.
Puo' anche darsi che chi propone il sistema tedesco speri in un accordo post-elettorale con l'Udc, che nasconderemmo prima agli elettori, magari in cambio della presidenza del consiglio a tale partito.
Uno scenario velleitario, sempre escluso dalla leadership dell'Udc''.
''Per questo insieme di motivi, Tonini e Morando hanno richiamato il senso del programma elettorale del Pd in cui -ricorda Ceccanti- si afferma che il sistema elettorale francese 'ben si presterebbe a stabilizzare un bipolarismo fondato su grandi partiti a vocazione maggioritaria.
Il Pd e' disponibile anche ad esaminare ipotesi di sistemi elettorali diversi, a condizione che possano corrispondere alla medesima finalita''''.
''Questa impostazione, confermata anche nella relazione di Veltroni, che certo include oltre al sistema francese anche molti altri ma non quello tedesco, puo' essere modificata.
Non pero' in convegni culturali.
Trattandosi di un aspetto significativo del programma elettorale, e che mette anche a rischio l'esistenza dell'attuale Pd, questa svolta radicale -conclude Ceccanti- richiederebbe un passaggio congressuale che i suoi sostenitori avrebbero pertanto il dovere di chiedere''.

Approfondimenti:
Senato della Repubblica
Il Governo Italiano
Forza Italia
Democratici di sinistra