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RAI: SENZA UNA SVOLTA SI PROFILA UNA CRISI SUL MODELLO ALITALIA

Rinviata per la seconda volta la nomina del Presidente della Commissione di Vigilanza, le grandi manovre intorno alla RAI giungono alla stretta definitiva: nelle prossime settimane il nodo dovra' essere risolto (l'opposizione ha candidato alla vigilanza l'esponente dipietrista Leoluca Orlando) e comunque entro luglio, d'intesa tra Governo ed opposizione, dovranno essere stabiliti gli assetti in Consiglio d'Amministrazione (Petruccioli immagina di poter succedere a se stesso), nel rispetto degli attuali equilibri politici.
E' una storia che puntualmente si ripete ad ogni cambio di quadro politico, secondo un rito sperimentato in anni non troppo lontani, quando il potere politico si esercitava sul vasto sistema delle partecipazioni statali.
Proprio dalle partecipazioni statali, delle quali peraltro la RAI ha fatto a lungo parte, occorrerebbe invece trarre precise indicazioni sulle cose da non fare.
La parabola del sistema industriale pubblico con i suoi grandi enti di gestione, si e' infatti conclusa nel momento in cui il diritto di indirizzo, spettante all'azionista pubblico, ha cominciato a trasformarsi in un'ingerenza indebita sulle scelte economiche ed industriali delle aziende partecipate, la selezione della classe manageriale ha cominciato ad avvenire non piu' in base alle capacita' ed all'esperienza, ma in base al colore e all'appartenenza, quando, insomma, il primato della politica, opportuno e necessario nelle scelte strategiche, ha finito per scendere lungo le strutture e gli organigrammi delle aziende a partecipazione statale, fino ad occuparle integralmente, secondo il principio della lottizzazione, estesa fino al personale d'ordine.
Il risultato fu il progressivo deterioramento del sistema, la perdita di efficienza e di competitivita', la condanna al fallimento, con danni incommensurabili al Paese.
Qualcosa di simile e' avvenuta e sta avvenendo nella RAI, nell'indifferenza della classe politica, incapace di fare un passo indietro, capace solo di proclamare inutili petizioni di principio,che suonano strumentali, quando, ad esempio, il Ministro ombra delle comunicazioni, fino a ieri possibile candidata alla presidenza della RAI o a quella della Commissione di vigilanza, afferma convinta che ''e' inaccettabile il mercato delle candidature'' e che ''non c'e' futuro per la RAI, se non viene liberata dalla morsa della partitocrazia''.
Di fatto, pero', giorno dietro giorno, all'interno della megastruttura RAI, condannata a un sistema di nomine affidate, com'era nelle vecchie PPSS, all'appartenenza piu' che ai meriti, vengono umiliate le competenze, si creano aspettative ed una sorta di ''interessi legittimi'' ad ogni cambio di governo, ad ogni tornata elettorale, ad ogni sommovimento all'interno di un partito.
E' una realta' che non riguarda solo la parte giornalistica, che e' quella piu' visibile e della quale l'opinione pubblica finisce per essere piu' informata, ma anche la macchina dei programmi, le strutture amministrative, le carriere degli impiegati e dei dirigenti.
Nascondersi questa realta' non fa bene; proseguire su questa strada conduce la' dove sono giunte le Partecipazioni statali, il sistema del quale, oltre alla RAI, faceva parte anche l'Alitalia.

Approfondimenti:
Sito Alitalia
Il sito Rai
Il Governo Italiano
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