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CRISI: PARTONO CONSULTAZIONI - SITUAZIONE INGARBUGLIATA (IL PUNTO)

Inizieranno questo pomeriggio alle 17 di governo apertasi ieri sera con le dimissioni di Romano Prodi dopo il voto negativo del Senato sulla fiducia.
Saranno nell'ordine i presidenti del Senato, Franco Marini, e della Camera, Fausto Bertinotti, a salire al 'Colle' per conferire con Napolitano.
Dopo di loro, le rappresentanze dei gruppi misti dei due rami del Parlamento.
Seguiranno nella mattinata di domani i rappresentanti dei gruppi minori di Camera e Senato (tra questi Udeur, Idv, Verdi, Pdci, Sd).
Quindi pausa per la domenica e si ripartira' con gli incontri di lunedi' mattina (Lega Nord, Udc, Prc, An).
Le consultazioni termineranno martedi' 29 con gli incontri della mattinata con Fi e Pd e quelli pomeridiani con gli ex capi dello Stato (Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi). Come si vede, un calendario 'lungo' che potra' portare alle decisioni del capo dello Stato non prima di martedi' sera, cinque giorni dopo l'apertura della crisi. Indubbiamente, ad allungare i tempi, ci sono anche gli impegni gia' presi dai leader dei partiti, ma concorre senz'altro anche la volonta' di Napolitano di procedere con i piedi di piombo perche' la situazione, dopo la 'sfida' perduta da Prodi al Senato, si e' di molto ingarbugliata. Infatti il centrodestra, che prima della bocciatura del governo al Senato sembrava disposto a trattare sulla riforma della legge elettorale, ora chiede quasi all'unisono il voto anticipato, rinviando le riforme, anche quelle costituzionali, alla nuova legislatura. Quindi, se si eccettua l'Udc, che ha attualmente riunito i suoi vertici per decidere cosa proporre lunedi' al capo dello Stato, non sembra esserci nessuna apertura ad un possibile governo di tregua che avrebbe il compito principale di portare all'approvazione del Parlamento una legge elettorale che garantisca stabilita' e governabilita'.
Il fatto e' che Silvio Berlusconi, ancora 'scottato' dalle vicende del 1995 - quando diede via libera all'allora presidente Scalfaro per un governo Dini, convinto che nell'arco di qualche mese si sarebbe andati alle urne, per poi ritrovarsi un esecutivo di fatto 'nemico' che duro' fino al 1996 e contribui' alla vittoria del centrosinistra di Prodi - non vuole ripetere quello che considera un 'errore'.
Sara' quindi molto difficile farlo recedere dalla sua richiesta di 'voto subito'. Sulla stessa linea di Berlusconi Gianfranco Fini, che sembra aver ritrovato con il leader di Fi quel 'feeling' andato smarrito negli ultimi due mesi.
Intervenendo oggi a 'Panorama del giorno' di Belpietro, il leader di An ha mostrato di non credere alla possibilita' di dare vita ad un governo ''politicamente scolorito, con l'obiettivo di fare la nuova legge elettorale.
Sono mesi - ha detto - che se ne discute e sono mesi che si registrano divergenze.
Le posizioni sono diverse nel Pd, diverse nel centrodestra e in tutto l'ex centrosinistra''.
Solo un miracolo - ha aggiunto - potrebbe ''farci unire su quello che oggi ci divide''. Questo pomeriggio, intanto, ci sara' un 'caminetto' del Pd che vedra' riunirsi Veltroni, Franceschini, Soro e Finocchiaro con Prodi.
Inevitabile un 'franco scambio di idee' su quanto avvenuto in questi giorni e sul da farsi nell'immediato futuro. A testimoniare, comunque, la situazione disastrata del centrosinistra in questo momento ci sono la presa di posizione dei ministri della 'sinistra-arcobaleno' nel Consiglio dei ministri odierno, che non hanno votato la proroga del finanziamento delle nostre missioni militari all'estero, e le dichiarazioni degli esponenti del variegato arco di forze della sinistra che vanno dal voto subito alla necessita' di un governo di decantazione, al reincarico a Prodi. Come si vede una situazione molto difficile.
Come ha detto questa mattina a Imola il presidente del Senato Marini, ''si e' aperta una crisi politica abbastanza complessa.
Ormai l'iniziativa e' nelle mani del presidente della Repubblica. Ci saranno le consultazioni e io ho grande fiducia nelle capacita' del presidente.
Credo anche che le forze politiche debbano pensare agli interessi generali perche' e' una fase delicata del nostro Paese''. leo/leo/alf