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SICUREZZA: OK SENATO A DL - DIBATTITO SALVA PREMIER SI SPOSTA A CAMERA

Con 166 voti a favore, 123 contrari e 1 astenuto il decreto legge sulla sicurezza ha incassato il suo primo si' dall'assemblea di Palazzo Madama ed ora passa all'esame della Camera.
Ed e' proprio alla Camera che si sposta il dibattito che piu' accende il confronto politico, quello sulle norme salva premier, o blocca processi, inserite nel provvedimento con un emendamento del relatore, immediatamente assurte ad uno dei cardini delle contestazioni al provvedimento, quasi oscurando le altre importanti norme in esso contenute.
E' proprio su queste norme salva premier, che ''vanificano ogni ipotesi di dialogo'' che il Pd ha motivato gran parte del suo ''no'' al dl.
Come la stessa Udc, che per voce del capogruppo Giampiero D'Alia, in sede di dichiarazione di voto ha detto: ''Noi voteremo contro questo provvedimento perche' il lavoro della commissione e' stato vanificato dalle infauste norme blocca- processi''.
L'Idv dal canto suo, subito dopo l'ok del Senato, ha inscenato una protesta svolgendo in Aula striscioni con le scritte: ''Vergogna'' e ''Il caimano e' tornato''.
''E' l'ennesima vergogna - denuciava in sede di dichiarazione di voto il capogruppo Felice Belisario - che segue la Cirami, la Cirielli e quella sul falso in bilancio, gia' usate ed abuste dal presidente del Consiglio''.
E sono sempre queste norme che hanno arricchito di un nuovo fronte di dibattito la scena politica, con la proposta, definita ''di buon senso'' dall'ex Guardasigilli, Roberto Castelli, di valutare positivamente l'ipotesi profilata dall'Anm di un dietrofront della norma salva premier in cambio di un provvedimento sull'immunita' delle alte cariche dello Stato (lodo Schifani o lodo Maccanico).
L'uscita di Castelli ha subito registrato le reazioni degli alleati.
Il primo a prendere la parola e' stato il vicepresidente dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello che ha chiarito: ''Dibattito si', baratto mai'', precisando che l'apertura vale per proposte di merito avanzate ''non con spirito pregiudiziale'', ma sull'ipotesi di un 'do ut des' il Pdl ''non ci sta''.
Sulla stessa linea, anzi anche piu' oltranzista, il leghista e ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che sottolinea: ''Stralcio norme blocca processi? No, le critiche sono pretestuose'', e spiega che se si dovesse tener conto delle istanze dell'opposizione non ci sarebbe neanche alcun decreto sulla sicurezza e comunque si tradirebbe il mandato degli elettori del centrodestra che, non rinuncia a ricordare, ha vinto le elezioni.
Nel prosieguo di giornata si stemperano le posizioni di Castelli, che a proposito della sua uscita osserva: ''La proposta mi sembrava potesse svelenire il clima, ma mi pare che non sia andata'', mentre il ministro per la Semplificazione e coordinatore delle segreterie della Lega, Calderoli prende tempo: ''Vediamo la settimana prossima che succede.
Anche se ritirare un provvedimento appena presentato appare discutibile''.
Le posizioni insomma vanno ancora tutte definite, siamo ancora agli abboccamenti e le prossime ore saranno rivelatrici dello stato d'animo delle varie componenti della maggioranza.

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