SICUREZZA: FINOCCHIARO, NO A DL.
PER DIALOGO SERVONO PRINCIPI CONDIVISI
''Siamo contrari all'aggravante e
alla norma che sospende i processi.
Ritiratela da questo
decreto''.
E' con queste parole che il capogruppo Pd al
Senato, Anna Finocchiaro annuncia il ''no'' al decreto
sicurezza in votazione al Senato, che, guardando in
particolare alle norme salva premier, sottolinea: ''Non e'
questione di antiberlusconismo.
Il dialogo deve avere
principi e regole condivisi.
Il dialogo ha un valore se la
discussione (e la decisione politica) e' depurata da elementi
simbolici e da tentazioni propagandistiche, e non deve
prescindere inoltre dal riconoscimento reciproco.
Ora dal 13
maggio molte cose sono cambiate e, ad essere attenti,
dovremmo dire che nessuna di quelle condizioni e' stata
rispettata dal capo del Governo e dalla sua maggioranza.
Nessuna''.
''Voteremo no a questo provvedimento, che pure ha in se'
parti che condividiamo perche' contenute nell'analogo decreto
Prodi-Amato della scorsa legislatura - ha spiegato quindi
Finocchiaro -.
Ma questo testo ha in se' due norme che
consideriamo sbagliate, pericolose, violative della
Costituzione e dell'ordinamento comunitario.
Mi riferisco per
prima all'aggravante ''d'autore'', per cui qualunque tipo di
reato (anche le lesioni colpose, anche l'ingiuria) viene
aggravato se a commetterlo e' un immigrato irregolare.
Una
norma che riteniamo irragionevole e discriminatoria,
incoerente rispetto alla Costituzione, alla Convenzione
europea dei diritti umani.
Non si tratta di un'opposizione
ideologica, ma, come e' chiaro, della necessita' di avere una
norma che sia efficace e, al contempo, rispettosa del quadro
di riferimento costituzionale e comunitario''.
''La seconda disposizione - prosegue - e' quella relativa
alla sospensione dei processi.
Disposizione che viola il
principio del diritto di difesa, quello di pari trattamento,
quello della ragionevole durata del processo.
Che colpira'
innanzitutto gli imputati innocenti (che hanno tutto
l'interesse ad una rapida definizione del processo), le parti
civili - specie quelle piu' deboli economicamente - lascera'
senza giustizia migliaia di parti offese, congestionera' i
tribunali e le cancellerie, non determinera' affatto
un'accelerazione dei processi per i fatti piu' gravi e
recenti, comportera' un alto numero di prescrizioni.
Ve lo
abbiamo detto in quest'Aula, ve lo ha ribadito l'ANM, ne sta
discutendo il CSM, lo attesta una quantita' di prese di
posizione di esperti e commentatori, lo sostengono le Camere
Penali.
Di nessuno di questi pareri v'importa''.
''La sospensione riguardera' anche un procedimento a
carico del presidente Berlusconi, che oggi promette che vi
rinuncera' - afferma ancora la senatrice Pd - .
Sarebbe
meglio ritirare quel testo.
Nel frattempo, con una lettera al
presidente Schifani, l'annuncio di una celerissima
approvazione di una riedizione, riveduta e corretta dopo la
sentenza della Corte Costituzionale, del cosiddetto lodo
Schifani o Maccanico, come preferite.
La sostanza non
cambia.
Perche' paradossalmente essa non e' definita dal suo
oggetto: un sistema di temporanea immunita' peraltro gia' in
uso in altri sistemi, bensi' dal fatto che viene proposto per
se' da un Presidente del Consiglio e per un processo pendente
a proprio carico.
Non so se cogliete la speciale
''inopportunita''' della iniziativa.
Su questo provvedimento
e sul dibattito che lo accompagna si infrange la possibilita'
del dialogo''.
''Non e' questione di antiberlusconismo.
Il dialogo deve
avere principi e regole condivisi - aggiunge Finocchiaro -.
Con tutto il rispetto il nostro gruppo, il nostro partito,
non intendono definirsi per relazione con il presidente
Berlusconi, e hanno l'ambizione di essere qualcosa di piu'
che antiberlusconiani.
Il mondo e' un po' piu' grande, e
anche le questioni e anche i problemi del nostro paese sono
piu' seri e meno, diciamo cosi', contingenti''.
''La seconda questione - continua -: il dialogo ha un
valore se la discussione (e la decisione politica) e'
depurata da elementi simbolici e da tentazioni
propagandistiche e - soprattutto - e' bonificata da interessi
personali e di parte.
Serve se serve all'interesse generale.
La terza questione: il dialogo presuppone il riconoscimento
reciproco.
Ora dal 13 maggio molte cose sono cambiate e, ad
essere attenti, dovremmo dire che nessuna di quelle
condizioni e' stata rispettata dal Capo del Governo e dalla
sua maggioranza.
Nessuna.
Insulti al capo dell'opposizione
compresi.
Aggressione alla magistratura inclusa.
Disattenzione per la Costituzione e per l'ordinamento
comunitario acquisita.
Dovremmo concludere che le promesse e
gli impegni formulati del Presidente del Consiglio in
Parlamento erano insinceri.
Che egli non ha detto la verita'
al Parlamento e al Paese.
Secondo noi e' piuttosto che il
Presidente Berlusconi non si e' dimostrato all'altezza della
propria ambizione di statista.
Che, lo sottolineo, e' cosa
diversa dall'essere il padrone del vapore''.
Il dialogo insomma ''non funziona a compartimenti stagni,
per la riforma costituzionale si', per le politiche per la
giustizia no - conclude Finocchiaro -.
E' una scelta
politica, faticosa, puo' segnare la storia di un Paese.
Qui
e' gia' stato durante il terrorismo.
Ma nessuno dei
protagonisti di allora, da una parte o dall'altra, mai penso'
che potesse essere una buona trovata mediatica.
Decisamente
erano altri tempi''.
Approfondimenti:
Senato della Repubblica
Forza Italia
Il Governo Italiano
Il sito dell'INPS
La Camera dei Deputati