PETROLIO: CGES, PREZZI RESTERANNO ALTI.
NON CI SONO FATTORI RIBASSISTI
Petrolio ancora in rialzo con il Wti
tornato sopra 138 dollari al barile.
''Al momento, il barile continuera' a costare caro,
l'attuale range di prezzo 120-135 dollari e' realistico e
destinato a durare'', spiega all'Asca, Takin Manouchehr,
analista senior del Centro di Studi Globali dell'Energia
(Cges) di Londra.
Il Centro e' stato fondato nel 1990 dallo
Sceicco Ahmed Zaki Yamani, ministro del petrolio saudita dal
1962 al 1986.
Diversi i fattori che contribuiscono al rally.
L'eseguita'
dell'offerta petrolifera e l'insufficienza strutturale delle
capacita' mondiali di raffinazione a fronte della maggiore
domanda di carburanti.
Poi, il dollaro debole e i ribassi
delle borse che spingono il denaro verso le materie prime.
E,
ancora, le tensioni geopolitiche in Nigeria ed Iran.
Senza
contare che siamo alla vigilia della stagione degli uragani
nel Golfo del Messico, situazioni di disastro potrebbero
ridurre ancor di piu' produzione e raffinazione di greggio.
''A guardar bene, sul greggio non si trova ancora un
fattore ribassista.
E' vero che, oltre ai fondamentali, c'e'
la speculazione finanziaria, ma non credo pesi piu' di 20-30
dollari sul prezzo complessivo del barile'', spiega Takin.
La corsa dei prezzi non si e' arrestata nemmeno di fronte
alla decisione dell'Arabia Saudita di aumentare l'offerta
giornaliera di 200 mila barili e alla promessa di portare la
capacita' produttiva fino a 12,5 milioni di barili dagli
attuali 9,7 milioni di barili.
''I 200 mila barili in piu' che arriveranno sul mercato
non vanno enfatizzati.
A marzo e aprile, proprio Ryad aveva
ridotto la produzione.
Siamo a un semplice ribilanciamento.
L'intenzione di aumentare la capacita' produttiva e' una
buona mossa ma richiede molto tempo e investimenti prima di
essere a regime.
Invece, il mercato cerca petrolio subito'',
conclude Takin.
Approfondimenti:
Il sito Opec
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Banca Centrale Europea
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