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SICUREZZA: DON NOZZA (CARITAS), ATTENTI A EQUAZIONE CON IMMIGRAZIONE

In Italia non si puo' parlare di allargare il concetto di ''sicurezza dei territori'', al loro controllo dal punto di vista sociale, con sforzi da parte del potere pubblico e delle amministrazioni locali per rendere meno precaria, isolata se non difficoltosa la vita dei cittadini. E' quanto pensa don Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana che interviene cosi' sul temi che oggi sta dividendo il mondo politico e la stessa societa' italiana: quello della sicurezza. ''Se si vuole parlare seriamente di immigrazione - dice all'ASCA il responsabile Caritas - occorre inquadrare il fenomeno in una sorta di triade: accoglienza, costruzione della giustizia e sicurezza per tutti.
Oggi mi sembra, invece, che si operi una lettura fortemente riduttiva e penalizzante di un fenomeno planetario.
Non si puo', ad esempio, occuparsi di una realta' che investe quasi 4 milioni di persone solo in determinate occasioni, oltretutto omettendo di vedere che molti stranieri sono inseriti a tutto tondo nella societa' italiana e che siamo gia' alla seconda generazione di immigrazione''.
Secondo la Caritas, allora, la strada maestra, accanto all'integrazione, deve essere quella di una sicurezza ''vera'', che tragga le radici da ''un tessuto sociale equilibrato ed umano.
Quando un territorio e' lasciato a se' stesso, senza servizi e senza sicurezza anche sociale come si fa a stupirsi di certi episodi? Quando ormai si considera strutturale uno zoccolo di popolazione di 7-8 milioni di persone in stato di poverta' - si chiede ancora don Nozza - come si pensa che possa esistere sicurezza?''.
Da qui un sospetto: ''quando non si vuole investire in integrazione e in politiche sociali certi linguaggi-contro sono del tutto inutili e sterili...''. Altra sfaccettatura della sicurezza poi, sembra diventare nel nostro paese, giorno dopo giorno, quello sul lavoro.
Una realta' che rappresenta, secondo la Caritas, quasi un paradigma tutto nazionale.
''Basta vedere - conferma Nozza - l'alto numero di decessi di lavoratori stranieri che oggi rischiano di essere i piu' esposti perche' costretti ad accettare ogni tipo di occupazione, perche' meno preparati dei nostri lavoratori e, quindi, piu' vulnerabili''. E realta' dalla valenza, anche sociale, come la Chiesa che ruolo possono giocare? Don Nozza sembra anche qui proporre un allargamento di orizzonti: ''Paolo VI - ricorda - defini' la Chiesa 'maestra in umanita''.
Partendo da questa visione e dalla presenza di realta' ecclesiali in contesti piccoli, medi e grandi occorre, certo, continuare sulla strada della difesa della vita umana dal suo concepimento fino alla sua fine naturale, ma senza dimenticare l'esistenza umana in tutti i suoi aspetti e nella sua dignita' che deve essere sempre rispettata e difesa.
Un maggior impasto e, forse, equilibrio tra difesa etica e dei principi della dottrina sociale sara' certamente feconda per la nostra societa'''. gc/cam/lv