GOVERNO: FORTE SINTONIA CON CONFINDUSTRIA.
ANCHE SUL NUCLEARE
La settimana politica che si chiude
Commissioni di Camera e Senato per avviare l'iter legislativo
(la prossima settimana sara' utilizzata a questo fine), e'
gia' chiara l'agenda dell'esecutivo che segna una forte
discontinuita' con il precedente governo Prodi.
La riunione del Consiglio dei ministri di Napoli di
mercoledi' scorso ha illustrato il percorso da seguire:
problemi della sicurezza e dell'immigrazione, emergenza
rifiuti, pressione fiscale (abolizione dell'Ici, detassazione
degli straordinari), ripresa dell'economia.
Ieri - lo mettono
in evidenza i commenti di oggi dei principali quotidiani - e'
arrivata la notizia della forte sintonia tra governo e
Confindustria.
''L'Italia e' di fronte a una sfida che non puo' perdere:
ricominciare a crescere.
Il nuovo scenario politico, con un
governo e una maggioranza forti, il clima di confronto con
l'opposizione, la sforbiciata al numero dei partiti e
un'auspicabile nuova stagione di relazioni industriali,
possono segnare il momento delle riforme, della
modernizzazione, della rinascita'', ha detto in sintesi nel
suo discorso programmatico di investitura il nuovo presidente
degli industriali Emma Marcegaglia di fronte a una sala dove
erano presenti il premier Silvio Berlusconi e alcuni
ministri.
''La malattia dell'Italia si chiama crescita zero.
Il
ritorno alla crescita deve essere il nostro vero obiettivo
strategico.
Chi non condivide questa priorita' gioca contro
l'Italia e gli italiani'', e' stato il cuore delle parole
successive del presidente di Confindustria.
Per ottenere
questi risultati, Marcegaglia ha indicato obiettivi
propriamente politici: riforme istituzionali per dare piu'
poteri al premier e definire nuove regole elettorali,
superamento del bicameralismo, via libera a una nuova
politica energetica fondata sul nucleare.
Se il premier, intervenendo nel corso dell'assemblea, ha
detto che ''il discorso del presidente di Confindustria sara'
il nostro programma di governo'' (era avvenuto lo stesso nel
2001, all'avvio del secondo governo Berlusconi, quando a
presiedere l'associazione degli industriali era Antonio
D'Amato), l'assenso sulla scelta del nucleare e' venuto da
Scajola: ''Entro la fine della legislatura, sara' posta la
prima pietra di un gruppo di centrali nucleari di nuova
generazione per dare una svolta all'approvvigionamento
energetico del nostro paese''.
Il dissenso del Pd su quest'ultima scelta e' stato
segnalato da Ermete Realacci, ministro ombra del Pd:
''L'energia prodotta dall'atomo e' piu' costosa delle altre
fonti e non ha fatto passi avanti in termini di sicurezza.
Pensare di portare in cinque anni il nucleare in Italia e'
qualcosa di ideologico''.
Per le associazioni ambientaliste
Legambiente e Greenpeace, l'annuncio dell'opzione nucleare e'
addirittura ''una dichiarazione di guerra''.
Opposta
l'opinione dell'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio
Conti: ''Sul nucleare tecnicamente siamo pronti.
La durata
della legislatura, pari a cinque anni, puo' essere un
percorso realizzabile''.
Critiche piu' complessive al discorso del presidente di
Confindustria sono venute da Guglielmo Epifani, segretario
della Cgil: ''Il sindacato italiano ha sempre fatto una
politica di investimento, sviluppo e riforma, ma ha sempre
aggiunto come condizione anche quella del reddito, e sarebbe
anche interesse delle imprese pagare di piu' i lavoratori''.
Mentre l'attenzione politica era rivolta all'assemblea di
Confindustria, ieri alla Camera si e' assistito al duello tra
maggioranza e opposizione sull'emendamento del governo in
materia di frequenze tv al decreto salva-infrazioni'
presentato dal precedente governo Prodi.
Per Antonio Di
Pietro, Italia dei valori: ''L'emendamento dimostra che il
presidente del Consiglio si fa una legge a suo uso e
consumo.
Si cerca cosi' di aggirare la sentenza della Corte di
giustizia europea e quella della Corte costituzionale
italiana, sentenze che danno ragione a Europa 7 nel
contenzioso con Retequattro''.
Anche Walter Veltroni,
segretario del Pd, annuncia la forte opposizione del suo
partito, Sulla questione ci sono pure problemi procedurali.
Si possono accettare emendamenti a un decreto legge messo a
punto da un precedente governo? Sul tema e' intervenuto ieri
lo stesso Gianfranco Fini, presidente della Camera, in
apertura della seduta a Montecitorio: le modifiche sono state
ritenuti ammissibili, ''anche se in via eccezionale e anche
se non strettamente attinenti alla materia del decreto varato
dal precedente governo per la necessita' di adempiere a
obblighi comunitari''.
L'emendamento, costituito da un solo
articolo diviso in cinque commi, punta a evitare il
deferimento dell'Italia davanti alla Corte di giustizia di
Strasburgo nell'ambito della procedura di infrazione avviata
da Bruxelles nel 2006 sulla compatibilita' di alcune norme
del Testo unico della radiotelevisione e della legge Gasparri
con la legislazione dell'Unione europea.
Il Pd annuncia forte opposizione a questo emendamento.
Spiega Paolo Gentiloni, ex ministro delle telecomunicazioni:
''Il governo vuole mettere il Consiglio di Stato davanti a un
fatto compiuto dicendo che la situazione attuale delle
frequenze occupate e' comunque legittima e va proseguita.
Cosi' non si risponde ai rilievi dell'Unione europea''.
I
problemi della riforma della Rai e del riordino delle
normative in materia televisiva sono ritenute dal Pd il banco
di prova del dialogo governo-opposizione.
gar/cam/rob