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AMBIENTE: NUOVA ECOLOGIA, ENTRO 2050 150 MLN PROFUGHI PER CAMBIO CLIMA

Sono 150 milioni le persone che A dirlo sono dati Onu contenuti nel 'Dossier sui diritti umani e ambientali' realizzato da 'La Nuova Ecologia', il mensile di Legambiente, e Amnesty International.
Lo studio e' stato presentato questa mattina a Firenze nell'ambito di 'Terra Futura'. In particolare l'UNDP (United Nations Development Programme) stima che sono 344 milioni le persone esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 milioni a siccita' e 2,3 milioni a frane, mentre le ultime proiezioni dell'IPCC indicano che 250 milioni di individui sarebbero minacciati dalla crisi idrica.
Dall'America Latina all'Asia, la scarsita' nelle riserve di acque rischia di ridurre del 50% la produzione agricola in diverse aree del pianeta mentre l'innalzamento dei livelli del mare costituisce una minaccia per quasi due miliardi di persone.
Altrettanto rilevanti le ripercussioni che l'aumento del numero di profughi ambientali potrebbe determinare sugli equilibri geopolitici mondiali: un recente studio dell'Unione Europea prevede che un nuovo flusso di migranti arrivera' nel vecchio continente entro il 2020, facendo aumentare la pressione migratoria e trascinando con se' un probabile aumento delle tensioni sociali gia' esistenti. ''Appare sempre piu' necessario aprire una nuova stagione in cui l'ambiente, la salute e il lavoro divengano diritti prioritari - afferma Maurizio Gubbiotti della segreteria nazionale di Legambiente -.
Il problema non e' quindi solo legato al riconoscimento di uno status giuridico ai profughi ambientali, la vera urgenza consiste nel capire che molte questioni legate all'ospitalita' e all'accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici''.
Anche l'Italia ha gia' iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale: il rischio desertificazione, triplicato negli ultimi 20 anni, riguarda gia' il 27% della superficie della Penisola, con punte del 60% in Basilicata, del 47% in Sicilia e del 31% in Sardegna. Secondo i dati del rapporto Enea 2006, il progressivo inaridimento del suolo coinvolgera', nel corso dei prossimi decenni, anche la Campania, il Molise e la Puglia. afe/mar/alf