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ZIMBABWE: CONTRO MUGABE SCENDONO IN CAMPO USA E GRAN BRETAGNA (IL PUNTO)

Si complica la situazione in Zimbabwe, dove a pochi giorni dal previsto ballottaggio elettorale la repressione del presidente Robert Mugabe ha scatenato la reazione della comunita' internazionale ed in particolare degli Stati Uniti.
Il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai, dopo aver annunciato ieri di voler rinunciare alle elezioni, in quanto ritenute assolutamente falsate, oggi e' stato costretto a rifugiarsi nell'ambasciata olandese ad Harare per sfuggire alla polizia, che in assetto anti sommossa ha effettuato un raid nella sede dell'MDC, il Movimento per il Cambiamento Democratico, arrestando almeno 60 persone.
Il partito di Mugabe, ZANU-PF, ha fin qui respinto tutte le accuse rivolgendole contro Tsvangirai e i suoi sostenitori ed aggiungendo che le elezioni, in programma il prossimo venerdi', si terranno regolarmente.
Contro l'anziano presidente-dittatore aumentano le prese di posizione dei paesi occidentali, Stati Uniti e Gran Bretagna in testa.
''Il governo dello Zimbabwe sara' ritenuto responsabile dalla comunita' internazionale per non aver rispettato le regole basilari della democrazia.
Il regime di Mugabe non puo' essere legittimato senza il ballottaggio'', ha detto il segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, mentre il primo ministro britannico Gordon Brown ha rincarato la dose: ''Non riconosceremo queste elezioni fraudolente che avvengono in un clima di intimidazioni criminali''.
Anche per il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, il ritiro di Tsvangirai dalla competizione rappresenta ''uno sviluppo profondamente preoccupante''.
Gli sforzi per risolvere la crisi puntano molto su una mediazione del Sudafrica.
Il presidente Thabo Mbeki ha inviato in Zimbabwe un team di ''alto livello'' e lo stesso Tsvangirai, intervistato da una radio sudafricana, ha accettato una mediazione con Mugabe.
La crisi va avanti dai primi di aprile, quando dopo giorni di contestazioni su chi avesse vinto le elezioni svoltesi qualche giorno prima, la Commissione elettorale aveva assegnato la vittoria a Tsvangirai con il 47,9%, contro il 43,2%, risultato che avrebbe reso necessatio il ballottaggio, fissato un mese fa per il 27 giugno.

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