PD: REGGE LA TREGUA TRA VELTRONI E D'ALEMA.
PARISI RESTA SOLO (IL PUNTO)
Nulla di nuovo nelle acque del Pd
dopo l'assemblea costituente di venerdi' scorso.
Nulla di
nuovo rispetto alle 'correnti' che come in ogni mare che si
rispetti si avvertono di piu' sotto la superfice che alla
luce del sole.
L'agitazione -commenta un ex notabile di lungo corso- e'
piu' che altro sui giornali e sulla ''necessita' che avete
voi giornalisti di scrivere'' che nella realta'.
L'agitazione (quella ultima) per la verita' e' nata
all'assemblea con una presa di posizione irata di Arturo
Parisi culminata in una aperta e plateale polemica con il
vicesegretario Dario Franceschini e con la decisione di non
entrare nella Direzione del partito che si andava a votare.
Il giorno dopo protagonista e' stato ancora Parisi che in
una intervista al 'Corriere della Sera' ha accentuato le sue
critiche (di metodo e di merito politico) al segretario
Veltroni arrivando a dire che ''e' evidente che a questo
punto bisogna cambiare leader''.
Il cuore della contestazione
di Parisi e' che con il 14 aprile c'e' stata ''una sconfitta
politica, non una sconfitta elettorale''.
In sostanza il Pd
che si e' costruito non corrisponderebbe al Pd immaginato e
per di piu' si sarebbe tradito il progetto dell'Ulivo.
Veltroni ha preferito non rispondere direttamente
rinviando alle riflessioni svolte nella sua lunga relazione
alla costituente ed anche alla replica dove ha ribadito la
necessita' di guardare avanti e di proseguire nel
consolidamento del partito sul territorio per radicarsi tra
la gente.
Non hanno tenuto il silenzio i piu' stretti collaboratori
di Veltroni che hanno replicato anche duramente.
Il piu'
drastico e' stato Marco Follini che ha definito gli attacchi
di Parisi come ''vecchio rito tribale, la decapitazione del
leader''.
Secca anche la difesa di Giuseppe Fioroni: ''Senza
Walter, Ds e Margherita si ritroverebbero oggi come il
Prc''.
Piu' secco ancora era stato durante i lavori della
costituente quando parlando sempre delle contestazioni di
Parisi disse ai cronisti: ''Parisi se vuole puo' presentare
una sua lista, ma dubito che nel partito possa avere un 10%
di consensi''.
''Mi colpisce e mi amareggia l'attacco al Pd e a Veltroni
cosi' violento e fuori misura'' ha commentato Goffredo
Bettini, coordinatore del partito e veltroniano doc, che
aggiunge ''Ma che vuole Parisi? Veltroni e' stato chiamato da
tutti in un momento di sbandamento e di lotta nella
coalizione del centrosinistra.
Ha mobilitato milioni di
persone alle primarie, ha costruito il partito, ha fatto una
campagna elettorale appassionata e innovativa, suscitando
tante energie (...) Certo non siamo al governo ma abbiamo
costruito la piu' grande forza riformista della storia
italiana''.
Ma al fondo delle polemiche resta un dato di fatto
-politicamente vero e pesante- che e' emerso chiaramente
all'Assemblea: tra Veltroni e D'Alema (ai tempi della Dc si
sarebbe detto i due cavalli di razza) e' stata stipulata una
tregua che andra' avanti per tutto l'autunno per arrivare
alle elezioni europee e a quelle amministrative.
In assenza
di crisi improvvise, solo allora sara' possibile una
valutazione di fondo in un congresso vero.
Per ora i numeri
dicono che la maggioranza del segretario Veltroni e' piu' che
solida e al di la' delle cifre (il 70 per cento dei delegati)
c'e' il fatto che nessuno e' in grado di proporre
un'alternativa politica e di ledership.
Approfondimenti:
Democratici di sinistra
Democratici per l'ulivo
Il Governo Italiano