DPEF: PER SINDACATI GOVERNO 'MINA' DIALOGO CON INFLAZIONE A 1,7%
E' scontro tra governo e sindacati
sulla scelta di ''prevedere'' nel Dpef un tasso d'inflazione
programmata all'1,7%.
Cgil, Cisl e Uil hanno immediatamente
espresso il proprio ''disappunto'' sottolineando che il
governo con questa scelta ''mina'' il dialogo sui contratti.
Sulla stessa linea anche l'Ugl di Renata Polverini, mentre
per la Confindustria la scelta ''non aiuta'' il confronto.
Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani ha
subito espresso il proprio parere negativo, spiegando che con
l'inflazione programmata fissata all'1,7% ''un salario di 25
mila euro perde 1.000 euro nel biennio, se poi per il terzo
anno si continua cosi', si raggiunge una cifra vicina ai
1.500 euro''.
Per Epifani, quindi, ''il governo fa una scelta
chiara, quella di abbassare esplicitamente il potere di
acquisto di lavoratori e pensionati''.
Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni,
invece, non usa mezzi termini per spiegare che con questa
scelta ''si rischia di mettere a repentaglio le condizioni
favorevoli alla trattativa'' sul rinnovo del modello
contrattuale.
Spiegando che il governo dovrebbe trovare ''una
strada diversa di tutela dei redditi dall'inflazione'',
Bonanni sottolinea che ''con un'inflazione programmata cosi'
bassa di fatto si indebolisce la possibilita' di rafforzare
proprio il secondo livello''.
Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, invece ammette
che ''l'inflazione programmata non ci interessa e non sara'
il punto di riferimento per il rinnovo dei contratti, per i
quali continuiamo a pensare all'inflazione reale''.
Secondo
Angeletti quello che l'esecutivo non puo' fare e' ''pensare o
programmare di ridurre i salari sulla base di una finta
inflazione.
L'unica cosa di buon senso che possono fare -
spiega - e' ridurre le tasse sui salari''.
Approfondimenti:
Istat
Il Governo Italiano
Il sito UIL
Il sito CGIL
Il sito CISL
Confindustria