GOVERNO: DOPO FIDUCIA CAMERA PRODI AL QUIRINALE?
Romano Prodi, dopo la fiducia della
quella che lui preferirebbe - e' quella di proseguire in
Parlamento con l'appuntamento fissato per domani pomeriggio
al Senato dove la fiducia si giochera' su un vero e proprio
tappeto verde della roulette.
Infatti, la vita del suo
governo sarebbe appesa alle assenze nell'opposizione e di
quanti gli hanno voltato le spalle (sulla carta, attualmente,
il governo non ha piu' nemmeno la maggioranza numerica
garantitagli finora dai senatori a vita).
Sarebbe una
scommessa azzardata, giustificata solo dal 'fattore c' che lo
ha sempre assistito, che in caso di sconfitta porterebbe
dritti dritti alle elezioni politiche anticipate in
primavera.
L'altra strada e' quella di non affrontare il voto di
fiducia del Senato e di recarsi al Quirinale per rassegnare
al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, le
dimissioni a causa della dissociazione dell'Udeur, ma forte
della fiducia incassato alla Camera.
Sarebbe in particolare
la leadership del Pd ad insistere in questo senso.
Cio' potrebbe portare, dopo un breve giro di consultazioni da
parte del capo dello Stato, a riassegnargli l'incarico di
formare un nuovo governo, che dovrebbe nascere piu' snello.
E
Prodi potrebbe provare a recuperare Mastella, se nel
frattempo fosse uscito dall'inchiesta sull'Udeur campano, e
Dini proponendo loro l'ingresso nel nuovo esecutivo.
E' chiaro che, in caso di nuovo governo a dodici ministri
e con la meta' dei sottosegretari di oggi, chi pagherebbe di
piu' in termini di incarichi ministeriali sarebbe il Pd di
Walter Veltroni, considerato che nell'esecutivo dovrebbero
essere quanto meno rappresentati Prc, Sd, Verdi, Pdci, Idv,
Udeur e diniani.
Poi pero' dovrebbe affrontare comunque il
voto di fiducia del Parlamento per riprendere il cammino
interrotto.
La terza strada, infine, sarebbe quella di dimettersi
sempre prima del voto del Senato e di farsi da parte per
permettere ad una figura istituzionale (Franco Marini?) di
lavorare ad un governo di larghe intese che porti a casa una
riforma della legge elettorale (il che fatalmente porterebbe
al voto nella primavera del 2009).
Tre strade quindi.
E tutte impervie per Prodi.
leo/leo/lv