@®
Publiweb

@®
Publiweb


NUCLEARE: IL RITORNO DELL'ITALIA DOPO 20 ANNI DI ECCELLENZA E DI SPRECHI

L'energia nucleare copre il 17% del ritorno al nucleare, fatto oggi dal ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola nel corso dell'assemblea di Confindustria, segna il ritorno sulla scena di un Paese che e' stato leader nel settore. A meta' degli anni '60 l'Italia era infatti la terza potenza al mondo per il nucleare civile, dietro a Stati Uniti ed Inghilterra, e davanti di molte lunghezze all'allora Unione Sovietica.
Nei nostri confini si produceva addirittura l'11% di tutta l'energia elettrica da nucleare del mondo.
A meta' degli anni '70 erano operative 3 centrali, una era in costruzione, ed erano gia' stati approvati piani per costruirne altre 18. A meta' degli anni '80 funzionavano quattro centrali nucleari (Caorso, Garigliano, Latina e Trino), una era in costruzione (Montalto).
I piani erano stati decisamente ridimensionati (erano previste altre 4 centrali) ma si pensava ancora di produrre piu' della meta' dell'energia elettrica nazionale con l'atomo. Poi venne il 26 aprile del 1986, la tragedia Chernobyl, e la storia del nucleare italiano giunse ad una svolta, formalizzata un anno e mezzo dopo, l'8 novembre del 1987, con il referendum che segno' la fine del programma nazionale.
Ma quello fu anche l'inizio di un salasso per i contribuenti che gia' allora l'Enel stimo', per conto del governo, nella cifra record di 121.000 miliardi di lire del 1986.
A tanto infatti ammontava il costo previsto per lo smantellamento delle centrali esistenti, la costruzione e l'esercizio di impianti alternativi a fonti tradizionali.
Ma alcuni esperti parlarono di costi complessivi di circa 200.000 miliardi, senza contare l'impatto sulla crescita economica del maggiori costo dell'energia.
Da segnalare che solo la conversione a carbone del maxi-impianto nucleare di Montalto di Castro, quasi pronto, costo' (stime Sole 24 Ore del 1992) ben 10.630 miliardi di lire. Ma parlando di cifre ufficiali, il solo smantellamento delle quattro centrali ancora esistenti in Italia (Latina, Trino, Garigliano e Caorso), non ancora completanto a distanza di 20 anni, costera' 4,3 miliardi di euro.
E' quanto prevede la Sogin, societa' appositamente istituita nel 1999 dallo scorporo di una costola dell'Enel, che beneficia di un prelievo che deriva dalle bollette pagate ogni bimestre degli italiani.
Senza contare il costo dello stoccaggio del combustibile contenuto nelle centrali, per il quale ancora non si e' trovata una soluzione.
E tutto questo per non produrre nemmeno un Kilowatt/ora. Dopo la moratoria italiana, ovviamente, gli altri paesi sono andati avanti.
Il nostro terzo posto al mondo degli '60 e' ormai un traguardo irraggiungibile.
I reattori operativi ad oggi sono ben 439 (fonte IAEA) di cui la stragrande maggioranza sono concentrai nei primi quattro paesi produttori: Stati Uniti (104 centrali), Francia (59 centrali), Giappone (55 centrali) e Russia (31 centrali).
Tra i paesi europei da segnalare i 17 impianti in esercizio della Gran Bretagna, i 17 della Germania, i 10 della Svezia, gli 8 della Spagna, i 7 del Belgio e i 5 della Svizzera. Sono 34, poi, le centrali nucleari in costruzione in questo momento: 6 in Russia, 6 in Cina, 6 in India, 3 in Corea, 2 in Ucraina e in Bulgaria, 1 in Argentina, Finlandia, Francia, Iran, Giappone, Pakistan e Stati Uniti.
Anche perche' l'eta' media degli impianti in esercizio e' decisamente avanzata.
La grande maggioranza delle centrali ha tra i 20 e i 34 anni d'eta' (sempre fonte IAEA). La ripartenza dell'Italia, annunciata da Scajola, trova pero' il ''campione nazionale'' Enel gia' pronto.
La societa' in questi ultimi anni ha infatti recuperato le sue competenze all'estero.
Opera gia' quattro reattori in Slovacchia (dove ne sta costruendo altri due) e altri cinque in Spagna (Endesa).
Ma Enel sta partecipando alla costruzione di due impianti in Romania, sta lavorando anche con i russi di Rosatom e con i francesi di Edf per lo sviluppo di centrali di nuova generazione, quelle che dovrebbero sorgere in Italia e che vantano un rendimento superiore e meno scorie.
In particolare in Francia ha il 12,5% di partecipazione nella costruzione e nella successiva gestione del primo impianto di terza generazione con tecnologia EPR in costruzione a Flamanville (Normandia) da 1.630 MW. Resta da vedere come verranno risolti i nodi connessi a questa tecnologia.
Innanzitutto la gestione delle scorie, dopo il fallito tentativo del 2003 di costruire un deposito a Scanzano Ionico.
Ma poi bisognera' vedere, e forse e' la cosa piu' difficile, chi sara' disponibile ad accollarsi il rischio di costruire il primo nuovo impianto.
Gli azionisti delle grandi societa' energetiche italiane quotate in borsa vorranno avere ampie assicurazioni su un investimento del genere.
Costruire una centrale di terza generazione come l'EPR francese costa circa 3 miliardi di euro (fonte Enea) e richiede circa 50 mesi solo per la costruzione, senza contare i tempi di autorizzazione e di valutazione di impatto ambientale.
Chi e' pronto a mettere i suoi soldi?.
fgl/mcc/lv