EMITTENZA: META (PD), NO A TUTELA SOGGETTI ATTIVI E CONSOLIDATI
''Sembra che l'unico obiettivo del
della UE sulla Legge Gasparri non sono recentissimi, ma
risalgono all'ottobre del 2006''.
Lo ha detto nell'Aula di
Montecitorio Michele Meta, Capogruppo del Partito Democratico
in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni.
''Non e' quindi una scoperta dell'altro ieri - ha
proseguito Meta - quella di un sistema radiotelevisivo
imbrigliato e non in linea con gli standard europei,
nell'ottobre del 2006, difatti, la Commissione di Bruxelles
decide di aprire una procedura di infrazione nei confronti
dell' Italia.
La Ue contesta al nostro Paese, principalmente,
di aver introdotto una legge, la Gasparri, che in sostanza
rende impossibile l'ingresso di nuovi operatori nel settore
tv durante il passaggio dalla tecnologia analogica a quella
digitale''.
''Tutta questa urgenza di sanare un'infrazione dell'UE
oggi? E durante la scorsa legislatura dove eravate? - chiede
Meta all'attuale maggioranza - quando noi sollecitavamo il
Parlamento ad affrontare la riforma del sistema
radiotelevisivo, per dare al Paese una cornice normativa
certa ed in linea alle prescrizioni europee''.
''In Francia, Gran Bretagna, Spagna lo Stato regola e governa
questi processi assegnando frequenze a gruppi privati o
pubblici in competizione, senza 'tagliole' all'ingresso per i
nuovi operatori.
La Legge Gasparri, vero passo indietro per
il Paese, non ha consentito di sfruttare l'avvio del digitale
terrestre per trovare nuovi investitori, necessari ad una
maggiore concorrenza e pluralismo per un sistema in crisi di
qualita' e contenuti''.
''Il nostro obiettivo - precisa Meta
- e' stato, e continua ad esserlo, quello di diventare un
normale e moderno Paese europeo, con un mercato libero dove
possano competere una molteplicita' di imprese editoriali e
multimediali.
Non si tratta di punire qualcuno ma di liberare
il Paese ed il sistema industriale da una 'camicia di forza'
che l'ha penalizzato fin d'ora''.
''Invece di perseguire la
tutela di soggetti gia' consolidati nel mercato, l'obiettivo
dovrebbe essere quello di tutelare editori attivi in altri
settori, come la carta stampata e le radio ad esempio, di
fronte allo strapotere della pubblicita' televisiva.
Ma
soprattutto si dovrebbe costruire un quadro di convenienze
per i nuovi soggetti che intendano trovare occasioni di
investimento nel processo di digitalizzazione della
televisione e di tutte le reti diffusive''.
''I primi passi dell'attuale maggioranza - conclude Meta -
sono, invece, in direzione contraria rispetto alla strada che
ci e' stata indicata dall'UE e dai rilievi della Corte
Costituzionale''.
Red-Cer/mcc/rob