GOVERNO: IL DISCORSO DI PRODI ALLA CAMERA
Di seguito il testo integrale che il
l'intenzione del governo di porre oggi pomeriggio la
fiducia.
''Intervengo in quest'Aula a seguito della crisi venutasi
a creare nella maggioranza dopo la decisione dell'Udeur di
non farne piu' parte.
Sicuramente sulla scelta del partito
del senatore Clemente Mastella ha influito la vicenda
giudiziaria che lo ha investito sul piano personale e
politico, episodio per il quale gli ho espresso personalmente
e a nome del governo piena solidarieta' assumendo l'interim
del Ministero della Giustizia.
Solidarieta' che gli ho in
piu' occasioni rinnovato, cosi' come e' stato fatto da tutti
i partiti della coalizione.
Clemente Mastella non e' stato
lasciato solo, ne' come esponente politico, ne' come Ministro
della Repubblica, ne' tanto meno come uomo.
Oggi era previsto che io dovessi esporre qui la relazione
annuale sullo stato della giustizia.
Impegno al quale, sia
pure brevemente, intendo fare onore.
Il nostro e' uno Stato nel quale proprio al potere
giudiziario e' affidato il compito di affermare e tutelare
sempre la sovranita' della legge.
Una sovranita' che si
impone ovviamente anche ai giudici e che chiede ad essi di
essere i primi a sottoporsi con lealta' e, permettetemi di
dire, purezza di cuore e serenita' di intenti, al rispetto
pieno delle nostre regole giuridiche.
Riguardo alla relazione a cui oggi mi riferisco, e' dovuto
al senatore Mastella un sincero apprezzamento.
Per il lavoro
fatto come Ministro che, dopo aver operato con passione non
solo per portare a compimento la piu' ampia riforma
dell'ordinamento giudiziario che il nostro Paese abbia avuto,
ma anche per avviare molte e importanti interventi di cui vi
e' ampia traccia nella relazione che e' stata depositata al
Parlamento a nome dell'intero Governo.
Una relazione ricca non solo di dati e di bilanci ma anche
di problemi e di interrogativi; di riflessioni critiche e di
chiari inviti al Parlamento affinche' le tante iniziative
gia' avviate possano trovare presto piena approvazione.
Una relazione che riflette con rigore le luci e le ombre
della giustizia italiana nella difficile fase storica che
stiamo vivendo; che da' forte sostegno ai giudici, ai quali
come potere e come ordine va l'apprezzamento e la
riconoscenza del Paese.
Una relazione che chiede alla classe
politica e al Parlamento un eccezionale impegno.
Una relazione, voglio ancora sottolinearlo, che e' stata
approvata da tutto il Consiglio dei Ministri e che dunque
costituisce, in ogni sua parte, la posizione dell'intero
Governo.
Gli ultimi quindici anni sono stati contrassegnati da una
situazione, a volte palese e a volte nascosta, di tensioni
tra politica e magistratura; tensioni rese piu' drammatiche
dalla crisi di fiducia che ha purtroppo interessato entrambi
i settori.
La politica - occorre ricordarlo - ha per definizione la
finalita' di realizzare aggregazioni del consenso dirette a
risolvere i problemi del Paese, e deve poter operare nel
libero esercizio delle proprie funzioni, senza con questo
ambire ad una sorta di irresponsabilita'.
Netta e precisa e'
la sua primazia nei confronti di ogni altra istituzione
allorche' concorre, nelle sedi parlamentari e in
rappresentanza del popolo sovrano, alla formazione delle
leggi.
La magistratura ha il compito di assicurare la legalita'
in rapporto a singole fattispecie e situazioni demandate al
suo giudizio.
Nell'esercizio delle funzioni ogni magistrato
e' soggetto soltanto alla legge, ''sempre e costantemente
alla maesta' della legge'', nel senso che deve mantenersi
nell'ambito della legittimazione assegnatagli dalla
Costituzione e dalle norme processuali.
Senza che in questo
ambito vi siano differenziazioni, in coerenza con l'art.
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della Carta costituzionale.
Ne' la magistratura deve o puo'
cercare il consenso sulle proprie decisioni, in quanto esse
sono conseguenti all'applicazione della legge e, dunque,
''vincolate''.
D'altra parte il controllo di legalita' e' il contrappeso
dell'ampia liberta' di cui, in uno stato democratico, gode
l'autorita' politica per la realizzazione dei suoi fini.
Esso
deve essere soltanto un rimedio nell'equilibrio delle
istituzioni.
Le categorie dalla politica hanno come
contrappeso non tanto il principio esterno della
responsabilita' penale, che vale certo anche per i
rappresentanti politici, bensi', soprattutto, quello interno
di una responsabilita' che e' e resta di tipo politico.
Una responsabilita' che spetta direttamente ai cittadini
far valere non soltanto nell'occasione elettorale ma
attraverso una costante relazione tra politica e
collettivita' che assicuri una reale e continua capacita' di
partecipazione e di controllo.
Per altro verso, autonomia e indipendenza della
magistratura, intesa come organizzazione indipendente da ogni
altro potere dello Stato, devono trovare il proprio
contrappeso nella professionalita', nella responsabilita' e
nell'adesione alla legge cui ogni magistrato e' sottoposto.
Perche' - e' bene ribadirlo - autonomia e indipendenza
dell'ordine giudiziario hanno come presupposto necessario e
imprescindibile la professionalita', l'imparzialita', la
neutralita' politica, la responsabilita', e il rigido
rispetto della legge''.
''Tuttavia -ha aggiunto Prodi- non e' solo di giustizia
che si puo' parlare oggi in quest'Aula, ma anche di quanto
accaduto nelle ultime ore sul piano politico e istituzionale,
dopo le dichiarazioni rilasciate ieri dal Senatore Mastella.
Per il rispetto che nutro nei confronti del Parlamento e
per abbreviare i tempi di una crisi che rischia di generare
tensioni di cui il Paese non ha bisogno, ho quindi deciso di
presentarmi immediatamente per riferire sulla situazione.
Perche' e' dal Parlamento che un Governo trae la sua
legittimita' ed e' nel Parlamento che deve verificare
l'esistenza della fiducia.
Onorevoli colleghi, sono convinto che nei momenti di
decisione sia bene e salutare assumere comportamenti che
implichino l'assunzione di responsabilita' limpide da parte
delle istituzioni preposte al governo del paese, a partire
dal Parlamento.
In un paese legato allo stato di diritto non
sono le agenzie di stampa e neppure i dibattiti televisivi
che determinano le sorti di un governo.
Siete voi, colleghi
deputati che dovrete decidere e assumere limpidamente e
pubblicamente le responsabilita' per cui siete stati eletti.
E' nel Parlamento e solo nel Parlamento che si puo' decidere
la sorte del Governo.
Ho assunto l'interim del Ministero della Giustizia e, come
ho gia' ripetuto, il governo condivide la relazione dell'ex
Ministro Mastella.
Se poi entrano in discussione in modo
opaco preoccupazioni di riforma elettorale o di altro genere
e' bene che tutto venga alla luce in questa sede, nelle aule
parlamentari.
Esse sono la sede fondamentale della
democrazia.
Questo e' un Governo che, nato su un patto di legislatura
sottoscritto da tutti i partiti dell'Unione il 20 giugno del
2005, si era ripromesso, cito testualmente, ''un'alleanza
destinata a durare per l'intero arco della legislatura''.
Questo e' un Governo che, nato sulla base di un Programma
elettorale firmato e condiviso da tutti i partiti dell'Unione
l'11 febbraio del 2006, ha avuto il mandato di guidare il
Paese per cinque anni dopo una vittoria elettorale tanto
difficile quanto attesa dalla maggioranza degli italiani.
Questo e' un Governo che ha saputo rimettere in piedi il
Paese e gli ha permesso di riprendere il cammino, facendolo
uscire dalle emergenze.
Da due anni la nostra crescita si
attesta sui livelli massimi dell'ultimo decennio.
Abbiamo
ripristinato l'avanzo primario, il debito cala
costantemente.
E abbiamo cominciato, in modo onesto e responsabile, a
redistribuire risorse alle famiglie, ai lavoratori e ai
pensionati.
Questo e' un Governo che ha riconquistato fiducia in
Europa, (come proprio ieri sera ha certificato il commissario
Almunia).
Ha riconquistato credibilita' nei mercati e nelle
istituzioni internazionali.
Un governo che, con la sua politica estera e di sicurezza,
ha saputo riconquistare all'Italia il posto che le spetta
sullo scenario internazionale.
Che ha saputo chiudere senza
sbavature l'avventura in Iraq; che ha guidato il processo che
ha portato alla missione di pace in Libano; che e' presente
con determinazione, professionalita' e umanita' ovunque la
pace e' in pericolo.
Un governo che ha saputo combattere la criminalita'
organizzata, diffondere la cultura del rispetto e lottare nel
mondo con successo per far trionfare la pace e condannare la
pena di morte.
Questo e' un Governo che ha cominciato a far pagare le
tasse a chi non lo faceva, ha combattuto la precarieta',
abbattuto la disoccupazione, abolito le ingiustizie sociali e
investito sui giovani, sul loro essere il futuro
dell'Italia.
Un lavoro che sta producendo ogni giorno frutti e che sono
certo continuera' a darne.
Questo e' un Governo che ha saputo liberalizzare servizi e
combattere corporazioni, che ha ridato certezze sul senso di
equita' e di giustizia, che ha messo la casa al centro delle
sue politiche, tagliando l'Ici, facendo costruire nuove
abitazioni per i giovani, agevolando gli affitti per le
coppie e gli universitari.
Questo e' un Governo che ha creduto e crede nell'ambiente
e nella sua tutela.
Non operando con politiche cieche e
immobilistiche, ma con la consapevolezza che solo investendo
sull'ambiente si investe sul futuro.
E anche quando ci siamo
trovati di fronte ad emergenze come quella dei rifiuti non
abbiamo gridato allo scandalo, non abbiamo cercato di
addossare ad altri responsabilita' storiche: ci siamo
rimboccati le maniche e abbiamo cominciato ad affrontare
concretamente il problema.
Ecco, questa e' la sintesi dell'attivita' di Governo che
oggi presento con orgoglio a questo Parlamento.
Un Governo
che ha combattuto i privilegi e tagliato i costi della
politica non sull'onda di polemiche demagogiche, ma perche'
fermamente convinto che solo dando l'esempio si ottengono
risultati per tutti.
Con questi risultati e con questi principi ci apprestiamo
ad affrontare questo delicato momento.
Le priorita' che hanno
accompagnato e guidano il nostro cammino si chiamano riforme,
efficienza, equita'.
Per ottenere questi risultati ci
vogliono coerenza e coraggio.
Ci vuole continuita' di
azione.
Soprattutto in un momento in cui l'economia mondiale e' di
fronte a un'evoluzione negativa della quale non riusciamo
ancora a comprendere le conseguenze ultime.
Dopo i sacrifici della prima Finanziaria, obbligata dalla
gestione dissennata di chi ci ha preceduto, abbiamo risanato
i conti pubblici e tagliato la spesa.
Ora, con la legge Finanziaria 2008 e dopo il grande
accordo sul welfare votato da cinque milioni di lavoratori e
di pensionati, siamo pronti a diminuire le tasse e aumentare
i redditi dei lavoratori garantendo anche un aumento della
produttivita', come testimonia il recentissimo accordo per il
contratto di lavoro dei metalmeccanici.
Ci aspettano progetti importanti che responsabilmente
abbiamo avviato senza pensare che decisioni solitarie ed
episodiche potessero metterli in forse.
Abbiamo preso con gli
elettori e con il Paese impegni che intendiamo rispettare,
secondo quanto stabilito dalle regole parlamentari e
costituzionali.
Proprio domani, in quest'Aula, il Presidente della
Repubblica celebrera' il sessantesimo anniversario della
Carta fondante la nostra democrazia.
Mai come oggi siamo chiamati a dimostrare coi nostri
comportamenti, con le nostre decisioni e con atti formali che
ci impegnamo tutti di fronte al Paese, la fedelta' e il
rispetto per la nostra Carta fondamentale.
Alla Costituzione mi richiamo dunque per chiedere a voi,
onorevoli deputati, e, in seguito ai vostri colleghi
senatori, di esprimere con un voto di fiducia il vostro
giudizio sulle dichiarazioni che avete ascoltato''.
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