OLIMPIADI: BOICOTTAGGIO? SPORT E POLITICA DICONO NO.
CON POCHE ECCEZIONI
Un coro di no dal mondo politico e
riguarda, secondo molti, il movimento sportivo nel suo
complesso ma la diplomazia internazionale.
Ma c'e' anche
qualche voce contraria, nella convinzione che il boicottaggio
delle Olimpiadi, da sempre manifestazione che esalta la pace
e la fratellanza tra i popoli e le culture, e' l'unica strada
percorribile per condannare i fatti di Lhasa.
E cosi', se il filosofo Bernard-Henry Levy invita gli
''amici sportivi'' a boicottare le Olimpiadi, perche' sono
''loro (i cinesi, ndr) che disprezzano i principi dei Giochi
Olimpici'', grandi campioni del passato come Panatta e
Pietrangeli, anche loro coinvolti direttamente nella querelle
politica della Coppa Davis a Santiago del Cile nel 1976,
bocciano la diserzione dei giochi e sottolineano ''che da 4
anni gli atleti si preparano con uno sforzo incredibile a
questo appuntamento''.
''Assolutamente contrario al boicottaggio delle Olimpiadi
di Pechino'' e' anche il candidato premier del Partito
democratico, Walter Veltroni: ''Non si puo' caricare sugli
atleti quello che invece dovrebbe fare la comunita'
internazionale attraverso la diplomazia.
Le Olimpiadi - ha
aggiunto - sono un'occasione di pace, un momento in cui il
mondo si ritrova, tutti insieme.
E' la comunita'
internazionale che dovrebbe esercitare una pressione per la
difesa dei diritti umani e civili''.
Altri, come Mario Pescante, ex-presidente del Comitato
Olimpico, mettono in evidenza che ogni tentativo fatto nel
passato di boicottare i Giochi si sia rivelato un ''totale
fallimento'' e come ''l'unico gesto che ha fatto veramente
clamore e' stato il pugno alzato di due alteti neri (Tommie
Smith e John Carlos, ndr) a Messico 1968 per i diritti delle
persone di colore''.
Voce fuori dal coro e' quella del candidato a sindaco di
Roma dell'Udc, Luciano Ciocchetti, che in linea con quanto
dichiarato dal presidente del Parlamento Europeo, Hans-Gert
Poettering, giudica la repressione cinese in Tibet
''assolutamente inaccettabile'' e ''non compatibile con lo
svolgimento delle Olimpiadi'', chiedendo ''un segnale forte
di cambiamento'' a Pechino, altrimenti si potrebbe anche
''arrivare al boicottaggio delle Olimpiadi''.
Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico
italiano e vicepresidente del Coni, giudica invece l'idea del
boicottaggio ''una grande ipocrisia, perche' si chiede allo
sport di occuparsi di questioni che spettano ad altri settori
della societa', mentre nessuno parla di interrompere i
rapporti economici e gli interessi commerciali con la
Cina''.
Mentre molti Comitati Olimpici, come quello australiano,
canadese, slovacco e giapponese nei giorni scorsi hanno
sciolto gli ultimi dubbi assicurando la propria presenza a
Pechino, George W.
Bush, presidente degli Stati Uniti ha
fatto sapere che presenziera' alle Olimpiadi.
Nancy Pelosi,
speaker democratica della Camera, ha invece chiesto
un'indagine internazionale sulle accuse avanzate dal governo
cinese secondo cui il Dalai Lama avrebbe istigato alla
violenza in Tibet, pur escludendo l'ipotesi di disertare la
manifestazione.
Se gli organizzatori dei Giochi giudicano ormai ''debole''
il rischio boicottaggio, le autorita' cinesi non hanno ancora
risolto il problema dell'inquinamento che ha portato l'atleta
etiope Haile Gebrselassie, detentore del record nei 20 mila
metri nonostante la forma d'asma di cui e' affetto, a non
correre piu' la maratona di Pechino.
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