GOVERNO: RAGGIUNTO PUNTO DI NON RITORNO DEL SISTEMA (ANALISI)
Prima l'Eurispes ha rilevato che solo
Cei Angelo Bagnasco ha parlato di ''sfudicia diffusa e
pericolosa''.
Con l'annuncio del leader dell'Udeur, Clemente
Mastella, di uscire dalla maggioranza, non solo il governo
sembra giunto al punto critico di non ritorno, ma lo stesso
sistema politico.
Proprio nel giorno del crollo delle Borse
per paura della recessione il governo deve fermarsi perche'
una formazione politica di appena 17 parlamentari fa mancare
il suo appoggio.
Gli sviluppi del ''caso Mastella'', oltre a far saltare
l'Esecutivo Prodi, ripropongono con evidenza i difetti
strutturali di un meccanismo politico ormai incancrenito.
Gia' lo scorso anno e fino a dicembre - nelle votazioni sulla
finanziaria e sul welfare - l'estremamente ridotto margine
della maggioranza al Senato e' stato piu' volte messo a
rischio da strali, riserve, distinguo, dictat provenenti ora
dal centro ora dalla sinistra della coalizione governativa.
Nella sua tenacia tipicamente romagnola Romano Prodi ha
sempre puntato - ed e' sempre riuscito - a ricucire
sottolineando l'esigenza di portare avanti l'azione di
risanamento e di riequilibrio sociale.
Dopo mesi di tiro alla
fune da parte soprattutto della componente radicale, e' stata
pero' l'azione della Procura di Santa Maria Capua Vetere ad
innescare una miccia che ha fatto esplodere un incendio
incontrollabile, con le dimissioni del Ministro della
Giustizia, Mastella, che si sono allargate da caso umano a
caso politico, per la formalizzata uscita del suo partito,
l'UDEUR, dalla maggioranza.
Cosicche' un sistema gia' incastrato, farraginoso,
impostato piu' sulle contrapposizioni che sulla volonta' di
tenere conto - da parte di tutti - dei reali problemi dei
cittadini, deve fermarsi perche' piccole componenti della
maggioranza, formazioni, che fruiscono di una forte ''rendita
di posizione'' possono bloccare l'azione di un Governo.
Fino ad alcuni anni fa il quadro politico veniva disegnato
nella sua articolazione di grandi formazioni e piccoli gruppi
o ''cespugli'' che traevano la propria forza proprio dalla
capacita' di fare gruppo e costituire una coalizione
maggioritaria.
Oggi quei cespugli si sono inariditi perche'
irrorati per mesi da veleni di polemiche, di sospetti, fino a
piu' o meno espliciti ricatti in una logica che guarda al
proprio orticello e certamente non all'interesse comune.
E
alle spaccature e alle tensioni sul fronte di maggioranza si
contrappongono polemiche e distinguo tra gli ex componenti
della CdL che lo stesso Berlusconi non ha esitato liquidare
come una esperienza passata.
Da mesi si discute della riforma
elettorale, si punta a favorire nuove forme di aggregazione
delle forze politiche puntando - finalmente - su criteri di
sbarramento che riducano o eliminino i cespugli e le loro
capacita' di pressione.
Ma e' solo emerso un gioco ad
incastro di veti e controproposte, di elaborati parlamentari
ed incontri al di fuori delle Camere, di attesa del gia'
ammesso referendum, e tentativo in extremis di evitarlo.
E
ora c'e' persino la possibilita' che si vada subito ad
elezioni anticipate che farebbero slittare di un anno il
referendum, confermando, alla faccia delle critiche e del
malcontento, un sistema che premia l'interesse personale...
dei politici naturalmente.
crp/cls/ss