IL CANDIDATO: MATTEOLI, AN-FI? BASE PIU' AVANTI DI NOI, HA CAPITO SCELTA
Sta conducendo la sua battaglia ''in
risiede, a Casale Marittimo, in provincia di Pisa.
Candidato
capolista per il Pdl al Senato, si appresta ad avviare la sua
ottava legislatura: e' infatti parlamentare dal 1983.
Il suo
e' un pedigree politico di tutto rispetto, saldamente legato
alla storia dell'Msi-Dn prima, di An poi.
Dirigente di
partito e stretto collaboratore del presidente Fini e'
l'attuale capogruppo An al Senato.
D.
Il popolo di An ha fatto scelte molto importanti e per
alcuni anche dolorose nel suo cammino verso il Pdl.
Cammino
che ha aperto la diaspora de La Destra di Storace.
Cosa dice
a quegli elettori che si sentono gravati da tali scelte e che
ne stanno ancora valutando il prezzo?.
R.
Non sono di questo parere.
Non credo cioe' che le
scelte fatte siano state dolorose, credo invece cha abbiamo
fatto una scelta giustissima, propedeutica al partito unico.
Per quanto ho visto poi in questa prima parte di campagna
elettorale, ho verificato che il nostro elettorato ha preso
benissimo questa scelta, e che anche i nostri dirigenti
periferici sono d'accordo.
Pure chi aveva avuto qualche
perplessita' e' sempre piu' d'accordo.
Abbiamo avuto una
forte integrazione An e Fi sul territorio e siamo piu' avanti
su questa strada di quanto io stesso avessi inizialmente
previsto.
D.
Tornando a Storace, che giudizio da' del suo mancato
apparentamento al Pdl?.
R.
Storace era stato invitato da Berlusconi ad entrare nel
listone e nessuno aveva posto problemi da questo punto di
vista.
Lui ha preferito fare una scelta diversa, non ha
ritenuto di entrare nel listone ed ha preferito il giudizio
dell'elettorato, e' del tutto legittimo.
Personalmente ho
trovato l'uscita di Storace da An non sufficientemente
motivata.
Storace lo sa bene, ne abbiamo parlato a lungo
insieme: considero la sua piu' una posizione da corrente
interna di partito.
D.
Guardando al futuro partito unico, in esso dovrebbero
confluire due anime piuttosto diverse: un partito a impronta
fortemente centralizzata come Fi, ed una forza con un solido
radicamento sul territorio come An.
A qualcuno sembra quasi
il matrimonio tra il diavolo e l'acqua santa.
R.
Guardi, io ritengo che sia tutta questione di volonta'
politica.
Dal punto di vista ideologico non ci sono molte
differenze tra di noi, nella gestione di partito invece le
differenze sono enormi.
An e' un partito radicato sul
territorio con una struttura organizzativa capillare, vanta
una sede anche nei comuni piu' piccoli.
Ha inoltre una
cultura di partito che si riunisce, discute e decide, vota.
Forza Italia e' certamente meno sensibile a tutto questo.
Ma
se c'e' la volonta' politica di andare verso un partito
unico, tutto cio' non e' un ostacolo: bisogna mediare,
trovare una sintesi tra queste due diverse organizzazioni di
partito.
Partendo inoltre da un punto di riferimento chiaro a
tutti: i partiti finora sono stati culturalmente fermi
all'800 con un'organizzazione sempre uguale a se stessa.
Oggi
siamo ad una svolta, la politica ed i partiti devono tenere
conto di questo mutamento della societa' civile.
Potrebbe
essere questa la sintesi tra noi, tra Fi e An.
D.
E' un cambiamento in atto direi di respiro mondiale...
R.
Ma certo, chi lo avrebbe detto, solo 10 anni fa, che
negli Stati Uniti si sarebbero confrontati per la presidenza
due candidati di cui uno di colore e l'altro una donna? C'e'
voglia di cambiamento e Fi ed An hanno colto questa istanza,
cosi' come l'ha colta - a dire il vero anche prima di noi il
centrosinistra -, con la fusione tra Ds e Margherita e la
nascita del Pd.
E cosi' torniamo alla volonta'.
Abbiamo tanto
criminalizzato la legge elettorale, definendola fonte di
frazionismo, ma e' bastata la volonta' politica e siamo
passati all'unificazione, anche con questa legge elettorale
cosi' criticata.
Oggi noi andiamo a votare con due grandi
partiti che si giocano la carta del voto utile per la
governabilita'.
Per governare questo Paese serve una scelta
tra il Pdl e il Pd.
D.
Ma anche dal punto di vista economico l'impostazione di
An e Fi viaggia su due diversi binari: difensore dello stato
sociale il primo, paladino del liberismo il secondo.
R.
Gia', ed e' un punto di forza.
Che dentro ad un partito
ci sia una forza liberale come Fi ed anche una componente
sociale e' un rafforzamento, non un ostacolo a questa voglia
di unita'.
Tanto piu' che tutti in questa campagna
elettorale, dai liberali ai riformisti, denunciano la crisi
del potere d'acquisto dei salari.
Ci sono sacche di
disperazione nel Paese che devono essere interpretate e che
devono ricevere risposte.
An puo' essere la parte che si
incarica di dare risposte a queste istanze nell'ambito del
partito unico.
D.
Il nuovo partito unico avra' come punto di approdo
europeo il Ppe? Considera un problema le critiche sollevate
dalla natura composita delle liste? Senza enfatizzare, il
caso Ciarrapico ha fatto parlare non poco anche sotto questo
profilo.
R.
La strada mi pare obbligata, tanto per noi quanto per
il Ppe.
Se il partito unico nascera' non potra' che
collocarsi nel Ppe, non ci sono grandi problemi, e' una
scelta naturale, direi quasi obbligata.
Dove dovremmo andare
altrimenti? Che poi una candidatura possa sciupare un
percorso politico di questo tipo, mi pare
francamente...curioso, diciamo cosi' giusto per non offendere
nessuno di coloro che si sono fatti interpreti di questa
visione.
D.
Quali priorita' individua lei nel programma del Pdl?.
R.
In realta' ci sono 5 o 6 priorita', ma ne cito solo 2:
la sicurezza ed il potere d'acquisto dei salalri, che poi e'
strettamente legato al rilancio economico del Paese, in
particolare della piccola e media impresa.
Ieri ero in
Toscana, dove mi sono incontrato con un folto gruppo di
imprenditori.
Ho illustrato loro il programma del Pdl e sono
rimasto molto colpito quando, nel momento di passare alle
domande, tutti si sono detti molti interessati e d'accordo
con le nostre proposte, ma hanno sottolineato la necessita',
prima di ogni cosa, di un intervento forte per garantire la
sicurezza degli italiani.
Non possiamo dimenticare le parole
del ministro dell'Interno, Giuliano Amato quando ha
incredibilmente dichiarato che le forze dell'ordine non hanno
i soldi neppure per la benzina dei loro mezzi.
Ha puntato il
dito su un problema grande.
Aggiungo, e non vorrei sembrare
comiziale, che mentre il ladro usa oramai i piu' moderni
mezzi tecnologici ed informatici per rubare nelle nostra
case, le forze dell'ordine sono ancora dotate del
pallottoliere.
Nessuno, e di certo non noi, chiede uomini in
piu': quelli che ci sono possono anche bastare, ma chiediamo
strutture adeguate e mezzi sufficienti a farle funzionare
adeguatamente, per la sicurezza di tutti''.
njb/Gas/ss