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RAI:MELANDRI, SU NOMINA CDA MAGGIORANZA NON MINI LEGISLATURA COSTITUENTE

''Il segretario del Pd Walter del meccanismo di nomina dell'attuale vertice tra quelle riforme di sistema che non solo servono a liberare la Rai dai partiti, ma che devono necessariamente far parte di quel tavolo di riforme condivise in cui ne' maggioranza ne' opposizione possono decidere da sole: questo e' il vero terreno, su cui se la maggioranza, Berlusconi e Romani vorranno esprimere il loro punto di vista sara' importante capire se si sta gia' minando in radice il terreno di un confronto possibile oppure no''.
Giovanna Melandri, ministro della Comunicazione del governo ombra del Partito Democratico, torna in un'intervista a Affaritaliani.it a rivolgersi alla maggioranza per il rinnovo del Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini.
''Penso che se si procedera' alla nomina del nuovo Cda della Rai, alla sua scadenza naturale tra pochi giorni, con la legge Gasparri, sanzionata dall'Europa, che ha parlamentarizzato il cda della Rai e che ha sancito definitivamente il controllo partitocratico sull'azienda, vuol dire che si sta minando in partenza il terreno del confronto - avverte Melandri - anche per quella legislatura costituente a cui hanno fatto riferimento sia il presidente della Camera sia quello del Senato''.
Che cosa proponete? ''Abbiamo avanzato una proposta, che e' quella di sottrarre la Rai al controllo del governo e affidarla a una fondazione indipendente, in cui siano rappresentate la ricchezza del plurarismo anche civico dell'Italia.
Vorremmo che sia questa fondazione a controllare la societa' e quindi anche a nominare il Cda.
Siamo ovviamente pronti a discutere anche di altre proposte, se ve ne saranno, purche' siano coerenti con questa esigenza oggi cruciale: dare elementi di sostanzialita' alla democrazia del nostro Paese''.
Un giudizio sul presidente Petruccioli e sulla sua proposta di avere un unico direttore editoriale, come la Bbc, per tutti tre i Tg Rai? ''Con questa intervista ad Affari Italiani vorrei fermarmi dieci passi prima della discussione delle singole proposte interne che poi il servizio pubblico puo' in autonomia decidere.
Il compito della politica, maggioranza e opposizione, e' quello di confrontarsi sugli elementi di sistema.
Penso che per dare forza alla piu' grande azienda culturale del nostro Paese e al servizio pubblico, nella sua proiezione futura e nella capacita' di innovare il linguaggio televisivo e il ruolo del servizio pubblico nell'era della convergenza digitale, si debba prima liberarla dalla morsa del sistema dei partiti.
Il che non significa non chiedere pluralismo culturale nel rappresentare il nostro Paese, ma fare una grande trasformazione di fondo. Tutto il resto viene a valle, anche le proposte che ha avanzato il presidente Petruccioli.
Naturalmente possono avere un ruolo interessante, ma il primo punto su cui dobbiamo concentrare l'attenzione di tutti, anche degli attuali dirigenti dell'azienda, e' come modificare la Gasparri e autonomizzare la Rai''.
''Se c'e' una volonta' politica - rileva l'ex ministro dello Sport e delle Politiche giovanili - in pochi mesi si puo' modificare il meccanismo di nomina del Cda della Rai e in questo quadro si potrebbe prevedere la proroga degli attuali vertici, solo per qualche mese.
Ma l'idea originaria del disarmo bilanciato tra Rai e Mediaset, a cui pensavo dieci anni fa e penso ancora oggi, e' un obiettivo giusto. Pero' a valle di una riforma del sistema radiotelevisivo''.
L'ipotesi di una rete federalista? ''Non parlerei di federalismo per la televisione ma di attenzione, come gia' oggi avviene, ai territori e alla dimensione regionale.
Pero' moratoria, moratoria e ancora moratoria.
Confrontiamoci sugli elementi di sistema e il primo e' affidare il servizio pubblico a un vertice nominato diversamente e autonomo dalla morsa dei partiti''.
Che cosa pensa il Partito Democratico dell'ipotesi di abolire il canone? ''E' profondamente sbagliata, perche' e' la garanzia che il servizio pubblico in Italia non sia omologabile e omologato alla televisione commerciale.
E' la garanzia che esiste ancora una funzione di servizio pubblico. Prenderei il problema al rovescio.
Bisogna affidare all'azienda una missione di valorizzazione di quella funzione che legittima il canone e che quindi deve impegnare la Rai a non omologarsi con l'offerta della televisione commerciale''. Secondo Romani il canone si paga molto di piu' al Nord che al Sud... ''Il problema non e' il canone ma la garanzia che la qualita' del servizio pubblico corrisponda a una funzione di servizio che il canone implicitamente stabilisce''.
Red-Cer/mac/bra