IMMIGRATI: POLITICHE DI SPAGNA, FRANCIA, GERMANIA, REGNO UNITO
Le polemiche di queste ore tra Italia
del nostro paese sugli immigrati che delinquono, riportano
l'attenzione anche dell'Unione europea su un tema che, con
una comunicazione dello scorso dicembre, la Commissione ha
riproposto in chiave di auspicabile ''politica comune di
immigrazione''.
In attesa di una sua concreta realizzazione, puo' essere
utile un 'giro' tra le singole politiche degli Stati membri,
che si dividono sostanzialmente in tre tipi: paesi
mediterranei (Italia, Spagna, Grecia), simili per
collocazione geografica, mercato del lavoro, situazione
demografica; paesi dell'Europa renana (Francia e Germania),
piuttosto chiusi ad accogliere immigrazione a bassa
qualifica; Regno Unito e Irlanda, dall'approccio decisamente
riformista.
A questi, si aggiungono i paesi dell'Est, con
politiche diversificate a seconda del diverso tasso di
sviluppo economico.
Ecco nel dettaglio alcune di queste politiche migratorie:
- SPAGNA: un investimento maggiore in sorveglianza delle
frontiere esterne rispetto agli altri paesi mediterranei ha
permesso la costruzione di un efficace sistema di controllo
radar (Sive - Sistema integrale di vigilanza esteriore), che
consente di localizzare i barconi degli immigrati e
prevenirne lo sbarco 'selvaggio'.
La politica migratoria spagnola prevede tra l'altro (legge
8/2000): programmazione dei flussi; sanzioni per chi
favorisce l'immigrazione clandestina, compresi i datori di
lavoro che assumono in nero; immediata espulsione degli
stranieri residenti illegalmente; 'residenza permanente', che
equipara sotto il profilo sociale lo straniero al cittadino.
Tre sono i requisiti per l'ingresso sul territorio
spagnolo: il possesso di documenti validi di identita', la
prova di avere sufficienti mezzi di sostentamento per la
durata del soggiorno e la prova dello scopo e delle
condizioni del soggiorno.
La cittadinanza puo' essere
richiesta dopo dieci anni di residenza e non prima del 18*
anno di eta'.
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