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BIOCOMBUSTIBILI: IN VISTA ETICHETTA VERDE PER GARANTIRE SOSTENIBILITA'

Etichette ''verdi'' e certificati di clima.
Queste le ipotesi che si stanno valutando a livello internazionale per assicurare che questa fonte energetica rinnovabile non entri in conflitto con l'ambiente e la sicurezza alimentare e che sono al centro del seminario ''Biofuels e sviluppo sostenibile'' organizzato sull'isola di San Servolo a Venezia dal Ministero dell' Ambiente, in collaborazione con la Harvard Kennedy School of Government e la Venice International University. ''I certificati e le etichette - ha dichiarato Corrado Clini, direttore generale del Ministero dell'Ambiente e presidente della Global Bioenergy partnership- dovranno essere usati per assicurare lo sviluppo sostenibile, per migliorare l' ambiente, per promuovere l' equita' sociale, non devono pero' diventare uno strumento per introdurre barriere commerciali''. Per assicurare uno scenario energetico a minore intensita' di carbonio, i biocombustibili rappresentano un'opzione gia' disponibile in grado di assicurare sia risposte immediate, sia ulteriori sviluppi tecnologici in tempi relativamente brevi.
Le loro prospettive di sviluppo nel breve e medio periodo sono molto favorevoli.
Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, nel 2030 biocombustibili potrebbero rispondere a circa l'8% della domanda globale di combustibili liquidi.
Ma secondo le stime di diverse istituzioni scientifiche ed agenzie internazionali, il potenziale della loro produzione globale nel breve e medio periodo e' di gran lunga piu' elevato.
Nel 2030 i biocombustibili potrebbero rispondere al 20% della domanda e nel 2060 fino al 40%. ''La barriera a questa prospettiva di sviluppo -ha aggiunto Clini- non e' rappresentata dai costi di produzione, ma dalla convergenza di interessi dell'industria petrolifera mondiale e delle politiche protezionistiche di USA e Unione Europea che applicano sussidi interni alle produzioni agricole e barriere tariffarie all'importazione dei paesi terzi''. Al seminario prendono parte circa 40 rappresentanti delle istituzioni europee, statunitensi e dei paesi in via di sviluppo, oltre ad esperti in materia ambientale, energetica e di sviluppo delle imprese private e di istituzioni finanziarie internazionali. mpd/mcc/alf