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ANNI DI PIOMBO: VELTRONI, NOSTRO VIETNAM - FINI, SERVE GIUSTIZIA

''Il mio pensiero fisso, il mio E' con queste parole che Giampaolo Mattei autore del libro insieme a Giommaria Monti, ''La notte brucia ancora'' sul rogo di Primavalle che nel 1973 distrusse la sua famiglia, uccidendo i due fratelli, Virgilio, 22 anni, e Stefano 10, conclude la presentazione del libro alla quale hanno partecipato oggi anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini e il leader del Pd, Walter Veltroni.
Veltroni, parlando dell'epoca degli anni di piombo ha sottolineato come ''il terrorismo e' stato il nostro Vietnam, ma noi, a differenza di quanto e' accaduto in America, lo abbiamo rimosso.
Il libro di Giampaolo aiuta a ricostruire quanto successo''. Per il leader del Pd gli anni di piombo sono stati una stagione che ha prodotto danni politici devastanti in una intera generazione.
Oggi, finalmente, parlano le vittime e la verita' torna ad avere un suo equilibrio''.
Per Veltroni il ''senso del libro, del lavoro di Giampaolo e della sua famiglia e' quello di ricordarci che non esistono piu' i morti piu' vicini o piu' lontani, esistono solo i morti per la democrazia.
Sono poveri esseri umani uccisi da quella follia''.
Per il segretario del Pd, occorre comunque tenere sempre alta la guardia perche' ''il rischio dell'odio, che e' sempre annidato nella societa' puo' sempre riaffiorare.
Chi grida oggi dieci, cento, mille Nassiriya non e' lontano da chi ieri urlava 'Camerata basco nero il tuo posto e' al cimitero'.
D'accordo con Veltroni ma decisamente meno 'pessimista' si dichiara il presidente della Camera Fini.
''Quegli anni sono davvero molto, molto lontani.
Oggi e' inimmaginabile registrare comportamenti come quelli dell'epoca''.
Cio' non significa pero' che tutto un capitolo della dolorosa storia italiana del Dopoguerra possa essere 'liquidato' con quella che appare piu' una scusa che altro, l'appellarsi a una guerra civile strisciante.
''Credo che la facolta' di perdonare spetti solo alle vittime, il fatto che altri lo invitino a farlo e' spesso un modo per lavarsi la coscienza - ha sottolineato Fini - all'epoca le ideologie avevano dato corso a una stagione di odio, quell'odio che fa dare giustificazioni che fa dare a che a cio' che non e' giustificabile.
Il fatto che uccidere un fascista fosse meno grave, era una convivinzione molto diffusa in quegli anni, molti maitre-a-penser dell'epoca, la pensavano esattamente come gli assassini''.
E' per questo motivo, ha proseguito la terza carica dello Stato, ''dire oggi c'era una guerra civile strisciante, non si puo', quella era la stagione dell'odio''.
Quanto oggi e' doveroso fare e' quindi leggere e comprendere quella stagione, che non significa perdonare o rimuovere.
''La giustizia e' continuare ad agire perche' i colpevoli paghino: non credo che la giustizia vada in prescrizione - ha detto Fini - puo' andare in prescrizione un reato non la necessita' di fare luce su quanto e' accaduto''. njb/mcc/alf