L.ELETTORALE: CECCANTI, POSSIBILE RIFORMA NEL SEGNO DEL BIPOLARISMO
Per una nuova legge elettorale le
farla sia nei tempi necessari per evitare il referendum sia
dopo.
Importante che ci sia la volonta' per farla e
soprattutto che ci sia un'assunzione di responsabilita'
politica e istituzionale da parte dei partiti piccoli e medi
per non bloccare ogni tentativo di riforma.
E' quanto afferma, all'Asca, il costituzionalista Stefano
Ceccanti, esperto di sistemi elettorali.
D - Ora che i referendum sono stati approvati dalla
Consulta, quale scenario si apre? I tempi non sono orami
stretti?.
CECCANTI - ''Dal punto di vista giuridico e' possibile
intervenire sia prima del referendum, purche' si modifichi in
modo sostanziale la normativa, sia dopo il referendum,
perfezionandone il risultato.
Dal punto di vista politico sarebbe certo preferibile un
intervento nella prima delle due finestre temporali purche'
sin dalla partenza si sia in grado di operare nella direzione
di un nuovo bipolarismo, recuperando la direzione che si era
espressa, sia pure in modo embrionale, nella prima bozza
Bianco''.
D - In questo quadro, che resta comunque molto intricato,
il problema principale secondo tutti gli esperti restano i
partitini, i cosiddetti 'nanetti'.
Quale via d'uscita?.
CECCANTI - ''Per quando riguarda i piccoli partiti,
referendum o non referendum, accordo o non accordo, siccome
c'e' una logica di fondo che e' quella della riduzione della
frammentazione devono ragionare in termini di aggregazione
per aree.
Non e' in discussione la loro scomparsa: nessuno
pensa ad un diktat.
Se ci sono delle posizioni politiche che
rappresentano qualcosa, si possono mettere insieme.
Non credo
che esistano in natura quindici modi diversi e stabili di
essere di centrodestra o di centrosinistra.
Al limite, ognuno
ha dieci modi di essere di centrosinistra o di centrodestra,
pero' il sistema e' opportuno che si aggreghi.
Io penso che i
partiti piccoli debbano entrare in questa logica mentre i
grandi sono chiamati allo sforzo di vocazione maggioritaria.
A fronte di questo i partiti medi non possono pero' pensare
di creare un sistema dove loro si vendono al migliore
offerente dopo il voto.
Ognuno deve cercare di assestare un
po' le sue prime preferenze su seconde preferenze
ragionevoli''.
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