INFORTUNI LAVORO: NEI PORTI TROPPE IMPRESE.
DIFFICILI I CONTROLLI
La sicurezza sul lavoro torna di
oggi al porto di Marghera accendono i riflettori sulla
sicurezza nelle strutture portuali, dove la presenza di
numorose imprese rende difficile l'attivita' di controllo in
materia di sicurezza sul lavoro.
Ma come e' la situazione nei
terminal portuali italiani sul fronte della sicurezza, tenuto
conto che i porti del Nord Europa fanno registrare un terzo
degli incidenti rispeto ai terminal italiani? Un accordo
volontario firmato tra i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl,
insieme ai ministeri dell'Ambiente e dei Trasporti,
Confindustria, Assoporti e le associazioni ambientaliste,
siglato nel giugno del 2001, fornisce una prima risposta,
attivando un programma di interventi di prevenzione dei
rischi ambientali legati ai trasporti marittimi di sostanze
petrolifere, chimiche e pericolose.
Con l'accordo del 2001,
sono stati anticipati di 4 anni tutti i paesi europei ed
extraeuropei nella messa al bando delle ''carrette del
mare'', promuovendo azioni contro navi sub-standard e
impegnando il Governo alla revisione di tasse portuali per le
navi con piu' elevate caratteristiche di sicurezza
ambientale.
Oltre a cio', l'accordo stabilisce criteri di
accesso e di transito per le navi petroliere e chimichiere e
regola le operazioni di lavaggio delle cisterne stabilendo
che in ogni porto e terminal petrolifero vi siano stazioni di
ricezione a terra.
Rilevante inoltre e' la promozione di
programmi di formazione per gli equipaggi comunitari ed
extracomunitari, condizione necessaria per la sicurezza e la
salute dei lavoratori.
Infine, i firmatari dell'accordo si
sono impegnati a promuovere l'utilizzo di navi in regola con
l'obbligo assicurativo previsto dalla convenzione ''bunker
oil''.
Nel giugno dello scorso anno, al ministero della Salute,
e' stato siglato un accordo sulla sicurezza e la salute del
lavoro portuale.
L'intesa, siglata tra il sottosegretario
alla Salute, Gian Paolo Patta, e i rappresentanti sindacali
di Cgil, Cisl e Uil, con le rispettive organizzazioni di
categoria, istituisce in ogni porto il coordinamento delle
attivita' pubbliche di prevenzione ed ispettive.
Inoltre
l'accordo prevede di estendere le competenze dei
rappresentanti dei lavoratori della sicurezza (RLS) in tutte
le aziende e l'istituzione di un loro coordinamento.
Sempre
sul tema della sicurezza, l'accordo istituisce un tavolo
nazionale presso le prefetture, formato dai rappresentanti
dei ministeri della Salute, del Lavoro e dei Trasporti, delle
regioni, delle autorita' portuali, delle organizzazioni
sindacali e delle associazioni datoriali.
L'accordo e' in
vigore nei pori di Genova, Livorno, Ravenna e Napoli.
In un ambito piu' generale, oltre alla legge sulla
sicurrezza sul lavoro, 626 del 1994, c'e' il decreto
legislativo 272 del 1999 che riguarda la sicurezza degli
oepratori portuali.
Tale decreto, in particolare, attribuisce
un ruolo centrale al datore di lavoro che deve adottare
quanto ''opportuno'' per la sicurezza dei lavoratori ed
elaborare un documento sulla sicurezza.
''Gli incidenti mortali - spiega il segretario nazionale
della Filt-Cgil, con delega alla viabilita', merci e
logistica nei porti, Roberto Martelli - avvengono per due
ragioni: per la forte intensificazione dei ritmi di lavoro e
per la scarsa attenzione alla sicurezza, nostante gli accordi
siglati in questi anni.
Il vero problema e' che nei porti
operano un nuomero elevatissimo di imprese il che rende molto
difficile poterle controllare tutte.
L'incidente di Venezia
era evitabilissimo, perche' tutti sanno che bisogna aerare le
stive delle navi prima di operavi dentro.
Scarsa attenzione e
allo stesso tempo turni di lavoro estenuanti sono un coctail
micidiale.
A Venezia non e' in vigore l'accordo siglato nel
giugno scorso, ma ha dei propri accordi precedenti sulla
sicurezza, stipulati a livello locale, che prevedono anche
corsi di formazione che sono molto importanti per la
prevenzione degli incidenti sul lavoro''.
''Occorre - prosegue il sindacalista - trovare il modo per
poter monitorare tutte le imprese che operano nei porti, alla
ricerca di quelle che non rispettano le norme di sicurezza.
Lo sciopero che abbiamo indetto oggi dopo la notizia
dell'incidente di Marghera sta avendo delle punte di adesione
molto elevate.
Purtroppo tali iniziative arrivano solo dopo
che qualcuno e' morto e non servono ad alleviare il dolore
dei familiari, pero' non possiamo non protestare per far
diventare il tema della sicurezza sul lavoro l'assillo
principale per il Governo''.
Il problema, afferma il segretario generale di Assoporti,
Luigi Robba non sono pero' i controlli.
''Le regole ci sono -
afferma -.
I temi della sicurezza sono sanciti nella legga
626 del 1994 e il decreto legislativo 272 del 1999.
Le
imprese che operano nei porti sono tante, e' vero, ma questo
e' perche' noi siamo rispettosi della concorrenza.
Noi, sotto
il profilo della sicurezza, abbiamo cercato di dare delle
risposte con prescrizioni a livello contrattuale, con regole
chiare anche sotto il profilo della formazione.
Abbiamo anche
sollecitato il Governo a far diventare il comitato ulla
sicurezza, previsto nella 272, un obbligo, introducendo anche
degli stimoli per attivarlo.
La stragrande maggioranza dei
datori di lavoro rispettano le norme sulla sicurezza e sono i
soggetti primari a cui spetta il compito di effettuare i
controlli''.
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