RIFORME:BERLUSCONI E VELTRONI ACCELERANO GUARDANDO A REFERENDUM(ANALISI)
Il primo faccia a faccia tra il
della sede di palazzo Chigi, ha ripreso il filo di un dialogo
sulle riforme annodato gia' negli ultimi mesi convulsi del
governo Prodi e che ha attraversato la campagna elettorale
senza mai spezzarsi.
Se di feeling politico si puo' parlare tra Berlusconi e
Veltroni, e' proprio sul terreno delle riforme
istituzionali.
Una visione comune del punto di approdo da dare alla
difficile transizione ancora incompiuta dalla Prima
Repubblica, al di la' delle distanze programmatiche, che e'
costata al segretario del Pd una delle accuse piu' cocenti ed
evocative della invisa Politica degli anni Novanta, quella di
'inciuciare'.
In realta' una scelta di campo strategica per
un bipolarismo programmatico fondato su due 'perni' di
riferimento, stabilizzanti e ben piantati nei due
schieramenti che non poteva non trovare come unico e potente
alleato e interlocutore ''il principale esponente dello
schieramento a lui avverso''.
Alla semplificazione del quadro politico in questa ottica
non puo' non corrispondere una nuova forma delle istituzioni,
piu' snella, piu' efficiente, piu' 'decisionista'.
Una
soluzione alla quale si era arrivati molto vicini nella
scorsa legislatura con il lavoro della Commissione Affari
Costituzionali presieduta a Montecitorio da Luciano Violante.
Fine del bicameralismo perfetto con un'unica Camera che vota
la fiducia al governo, la diminuzione del numero dei
parlamentari, il potenziamento dei poteri del presidente del
Consiglio: queste le linee portanti riassunte e predisposte
poi in una proposta di legge che oggi Berlusconi e Veltroni
pensano di riprendere in mano.
Ma come la vicenda dell'ultima
tornata elettorale insegna, il disegno di riassetto
istituzionale non puo' essere compiuto senza una legge
elettorale che sancisca e 'protegga' l'equilibrio raggiunto
da tentazioni di proporzionalismo, sempre in agguato finche'
esisteranno le coalizioni.
Ecco allora la proposta di alzare
le soglie di accesso dei partiti al parlamento europeo gia'
dalla prossima scadenza del 2009 e il concordante giudizio
positivo dei due leader sulla riforma elettorale che
uscirebbe delineata dal referendum, con un premio di
maggioranza che sposterebbe la bilancia dalla coalizione al
partito vincente.
Cer/mcc/bra