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RAI: PETRONI, GIUDIZIO NEGATIVO SUL PIANO INDUSTRIALE.
VA RIVISTO


''Il giudizio sul documento e' rinuncia alle sfide dell'innovazione tecnologica, timorosa di confrontarsi sul mercato, pronta a concedere a Mediaset e Sky il pubblico piu' colto, piu' dinamico, con una maggiore propensione alla spesa'''.
Lo ha detto il consigliere di amministrazione Rai, Angelo Maria Petroni (reintegrato dal Tar del Lazio) esponendo nel cda di oggi le sue valutazioni sul piano industriale. Il Piano, a giudizio di Petroni, ''e' carente nella struttura e debole negli interventi che propone. Un giudizio condiviso da un altro consigliere di amministrazione che, nel corso della discussione tenutasi nella seduta del 17 ottobre 2007, affermo' che si trattava di un Piano Industriale che non avrebbe determinato una crescita dell'Azienda, bensi' una sua perdita di valore.
La carenza essenziale del Piano industriale presentato dal direttore generale, al di la' delle questioni tecniche e metodologiche, e' che manca di una adeguata strategia di sviluppo dell'Azienda.
Obiettivo pressoche' unico del documento e' di conseguire l'equilibrio economico dell'Azienda, essenzialmente attraverso il contenimento dei costi.
Una logica del tutto corretta, necessaria e imprescindibile, ma insufficiente se non accompagnata da una logica di sviluppo. Infatti solo con una logica di sviluppo e' possibile per il servizio pubblico continuare a confrontarsi con i principali competitor, tanto di quelli ''tradizionali'' (Mediaset) quanto di quelli ''nuovi'' (Sky)''. Secondo Petroni, inoltre, il Piano Industriale ''non contiene una analisi economica adeguata che giustifichi la decisione di rinunciare all'offerta pay, specialmente sul Digitale terrestre.
Rinunciare a questa possibilita' in chiave strategica significa concedere un ingiustificabile vantaggio ai competitor della Rai.
L'errore sarebbe economico, ma riguarderebbe anche il ruolo della Rai come Azienda titolare del servizio pubblico radiotelevisivo.
Una Rai assente dai settori piu' innovativi e redditizi del mercato diventerebbe la causa di una vera e propria 'frattura televisiva' che attraverserebbe i diversi ceti sociali e le diverse coorti di eta', e della quale gia' oggi vi sono dei segni preoccupanti.
La Rai lascerebbe ai competitor - e soprattutto a Mediaset e a Sky - alcune fasce sociali, tra le quali le piu' benestanti e le piu' sensibili all' innovazione.
Tutti questi elementi - e altri ancora - rendono indispensabile una revisione del Piano Industriale, nel senso di un forte sviluppo dell'Azienda''.
red-rf/mcc/ss